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Museo di Santa Caterina, spazio espositivo di eccellenza

Il ciclo di affreschi delle Storie di Sant’orsola

TREVISO. ll complesso di Santa Caterina è una delle tre sedi dei Musei civici di Treviso ed è formato dall’ex complesso conventuale dei Servi di Maria e dall’annessa ex chiesa dedicata a Santa Caterina di Alessandria.

La sua storia risale al periodo medievale, quando in questo luogo sorgeva il Palazzo dei Da Camino, tra cui il famoso Gherardo, citato da Dante nella sua Divina Commedia, grato per l’ospitalità che lui gli diede come esule.

Il Palazzo fu dato alle fiamme in seguito ad una rivolta popolare contro il potere di questa famiglia e dopo trent’anni di abbandono sulle sue ceneri l’ordine dei Servi di Maria  decise di edificare un convento e la chiesa annessa, dedicata a Santa Caterina di Alessandria.

Il convento fu soppresso nel 1772 e divenne bene demaniale insieme alla chiesa e suoi spazi divennero caserma e magazzini militari, che danneggiarono il sia le architetture che gli affreschi.

Ma il momento dirimente per questo sito fu il bombardamento del 7 aprile del 1944 , quando il restauratore Mario Botter, a cui oggi è dedicata la piazzetta antistante il museo  e la scultura rete dell’artista Mario Martinelli sul muro antistante al museo,  riportò alla luce il tesoro pittorico nascosto da secoli sotto gli anonimi intonaci che imbiancavano le pareti della chiesa di Santa Caterina.

Da lì comincia la rinascita di questo complesso, con una serie di restauri atti ad ospitare  in questi spazi le ricche collezioni archeologiche e di arte antica,  che documentano oltre centomila anni di storia del territorio trevigiano, dalla preistoria fino all’epoca Romana e la Pinacoteca, che ospita dipinti e  sculture di Arte Medievale, Rinascimentale e Moderna.

Ma l’attrazione principale per un visitatore attento ed acculturato è il Ciclo di affreschi delle Storie di Sant’Orsola di Tomaso da Modena, datato 1350 circa, proveniente dalla Chiesa di Santa Margherita degli Eremitani che stava per essere demolita.  Furono scoperti dall’abate Bailo e salvati  da Girolamo Botter e Antonio Carlini, attuando empiricamente la tecnica dello stacco visti i pochi mezzi a disposizione. Il Bailo poi fece trasferire l’intonaco dipinto su telai lignei mobili, riuscendo così  miracolosamente a salvare pressoché integralmente il capolavoro di Tomaso.

Il pittore medievale che ha lasciato nel nostro territorio molte sue opere. In particolare è da ricordare nel Capitolo dei Domenicani, nel convento di San Nicolò, il dipinto di primo uomo con gli occhiali.

Questo complesso museale è famoso anche per aver ospitato nel 1967 una mostra di grande successo su Arturo Martini, allestita dal grande architetto Carlo Scarpa. In seguito l’amministrazione comunale decise di affidare il progetto nel 1974  allo stesso architetto per trasformare in museo tutto il complesso, stipulando una convenzione con lo Stato.

 Il progetto dell’architetto veneziano fu però accantonato, nonostante alcuni lavori fossero in stato avanzato. Finalmente dopo lunghi ed impegnativi lavori di restauro, il complesso divenne  una delle  sedi dei Musei Civici trevigiani , articolati attorno ai due chiostri , che ricordano la vocazione originaria di questo edificio , quello del convento dei Servi di Maria.

Con le ultime modifiche al progetto, venne ricavato prima  un ampio ambiente ipogeo sotto il chiostro piccolo e successivamente la sala ipogea realizzata sotto al chiostro grande e l’ala est dell’edificio conventuale. Tutti questi spazi sono stati adattati per ospitare esposizioni temporanee.

Dando uno sguardo al passato, nella memoria dei Trevigiani  affiorano le mostre più coinvolgenti, come quella su”Paris Bordon. Pittore divino 1500-1571″  o la recente “Donne in scena: Boldini, Selvatico, Martini”. Ma anche la mostra su Rodin e molte altre.

Nel futuro immediato sono invece in programma due esposizioni: “ Hokusai- l’acqua e il segreto della grande onda” e “ La Maddalena e la croce: Amore sublime”.

Ma la grande attesa è per il ritorno delle grandi mostre di Goldin a Treviso, con “ Storie  di pittura dall’astrazione all’impressionismo”.

Il Museo di santa Caterina conferma così la sua vocazione di spazio espositivo di eccellenza.

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