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Museo Bailo di Treviso: nuove sale e collezioni

Inaugurato il 9 dicembre a Treviso il nuovo allestimento permanente con opere di Lino Selvatico e Arturo Martini

TREVISO – Con l’apertura delle sale dedicate a Lino Selvatico e Arturo Martini si completa l’allestimento permanente del primo piano del Museo Bailo. La comunità trevigiana riceve così un percorso espositivo rinnovato e ampliato, con oltre 90 nuove opere: 16 sculture di Martini, 57 lavori di Selvatico, dipinti, grafiche, abiti e ceramiche, fino alla celebre mappa di Treviso del 1917 di Antonio Monterumici.

Il progetto nasce dal percorso avviato con la mostra Canova. Gloria trevigiana del 2022, che riportò alla luce la collezione ottocentesca di Sante Giacomelli. Successivamente, le esposizioni Arturo Martini. I capolavori (2023) e Donna in scena (2024) hanno consolidato la reputazione del Bailo, favorendo nuove donazioni e depositi da parte di collezionisti e famiglie storiche.

Tra i lasciti più significativi figurano La sposa felice (1930), gesso donato dalla famiglia Gallo Fantoni, e La veglia, terracotta acquisita dal Ministero e destinata alla GAM di Roma. Il nuovo allestimento accoglie anche Il Tobiolo, monumentale gesso martiniano dichiarato bene di interesse culturale, che sarà restaurato in un cantiere aperto al pubblico.

La collezione Selvatico, recentemente pervenuta ai Musei Civici, comprende circa 60 dipinti, lavori grafici e fotografie storiche. Le nuove sale presentano un nucleo coerente e ricco, affiancato da opere iconiche come il Ritratto di Teresita Lorenzon. A completamento, abiti e ceramiche testimoniano il contesto culturale e le manifatture locali tra Otto e Novecento.

Il sindaco Mario Conte ha sottolineato come l’inaugurazione rappresenti «un traguardo importante per Treviso e per la sua identità culturale», mentre il direttore dei Musei Civici Fabrizio Malachin ha ricordato il ruolo dei cittadini e dei collezionisti nel sostenere la crescita del patrimonio civico.

Il Museo Bailo si conferma così centro di riferimento per lo studio e la valorizzazione dell’arte veneta del primo Novecento, con un allestimento che unisce ricerca scientifica, donazioni e apertura alla comunità.

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