Attenta a tematiche di salute mentale e di benessere della società, la nostra Redazione desidera sensibilizzare i lettori su un tema importantissimo: l’alcolismo, una malattia che coinvolge la famiglia, gli amici e i colleghi di lavoro e come i Gruppi familiari Al-Anon possono aiutare a risolvere il problema.
La testimonianza di un coraggioso membro Al-Anon
Cominci a porti qualche domanda quando inizi ad andare a scuola e a frequentare i primi amichetti. Inevitabilmente si viene invitati alle festine di compleanno. Le case dei compagni di scuola ti appaiono calde, luminose, un po’ rumorose, ma di un rumore buono, come un piacevole sottofondo, una colonna sonora rassicurante. Nessuno grida o sbatte porte.
E se c’è silenzio, non è quel silenzio di gelo, in cui papà mangia lentamente senza guardarti negli occhi o in cui mamma alterna a ogni boccone uno sbuffo. Le case dei compagni di scuola… Lì le mamme sorridono quando entrano bambini che non sono i loro e ti danno subito un pasticcino o un bicchiere di aranciata. I papà invece ti tendono le mani per stringertele come fanno coi grandi e ti chiedono per che squadra tifi.
Le case dei compagni di scuola… tuoi coetanei fanno giochi così rumorosi che i loro genitori a un certo punto entrano in camera per sgridarli. Tu ti senti raggelare e rimani fermo, temendo che arrivi quel che di solito ti arriva sulla faccia… o sull’anima. Ma invece i compagni di scuola ridono dei rimproveri dei genitori, stanno buoni per cinque minuti e poi riprendono a far baccano, come se non fosse venuto nessuno a rimproverarci. C’è davvero qualcosa di strano nelle famiglie degli altri!
Nel corso degli anni, mentre cresci e conosci sempre più persone, la domanda si ribalta e inizi a chiederti se non ci sia qualcosa di strano nella tua famiglia. Ma siccome ami molto papà e mamma, presto interiorizzi pericolosamente la domanda, che diventa una certezza: c’è in TE qualcosa di strano, anzi, sei TU quello strano! E la vita intanto ti scivola fra le dita, giorno dopo giorno. I pasti in casa sono un tormento: logico, sei tu che non riesci a essere di compagnia. Le vacanze sono un trauma: logico, sei tu che non sai avere un atteggiamento di festa. La domenica è insopportabile: logico, sei tu che non ti sai rilassare.
Scoprire che l’alcolismo è una malattia, e che questa malattia non rappresenta la normalità, può essere uno choc devastante. Crescendo in un ambiente in cui l’alcolismo è presente, si tende a considerare certe dinamiche come parte della vita quotidiana. Le esplosioni di rabbia, i silenzi pesanti, l’inconsistenza emotiva: tutto viene percepito come “normale”. Ma quando, per la prima volta, si entra in contatto con una realtà diversa, il confronto diventa inevitabile. E così arriva la rivelazione.
La rivelazione che quello che hai sempre vissuto non è affatto normale, ma è il risultato di una malattia, può sconvolgere profondamente. È una presa di coscienza che provoca un terremoto interiore, che costringe a rivedere tutto ciò che si credeva di sapere su se stessi e sulla propria famiglia. Questo choc, per quanto doloroso, è anche il primo passo verso la guarigione. È l’inizio di un percorso di consapevolezza che può portare a spezzare il ciclo dell’alcolismo, a cercare aiuto, a costruire una vita diversa, libera dalle catene di una malattia che per troppo tempo ha imposto le sue regole.
Lo choc della rivelazione è doloroso, ma necessario. È una scossa che permette di iniziare a distinguere tra ciò che è stato imposto dalla malattia e ciò che invece è autentico. È il primo passo verso la costruzione di un’identità libera dall’alcolismo, verso la scoperta di una nuova normalità fatta di relazioni sane, di silenzi sereni e di rumori gioiosi. È l’inizio di una nuova vita, in cui la malattia non detta più le regole del gioco.
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