L’ultima conversazione del ciclo su Michela Murgia
Nella sempre ospitale Libreria San Leonardo di Treviso si è svolto sabato 16 maggio alle ore 11 l’ultimo incontro del ciclo dedicato a Michela Murgia, scrittrice, drammaturga, conduttrice televisiva e opinionista italiana, autrice del romanzo Accabadora per il quale ha vinto i premi Campiello, Dessi e Super Mondello.
Mancata prematuramente nel 2023, ci ha lasciato un’eredità troppo grande, che deve essere conosciuta e sviscerata, anche e soprattutto in quelle parti di sé in cui lei non ha dato scandalo, creando così la contrarietà, l’opposizione e l’odio di molte persone.
Ecco perché probabilmente è stato necessario per lei, facendo però un servizio anche a tutti noi, di riflettere su questa parola che porta con sé una serie di significati da dipanare. Ma soprattutto il suo problema è di come affrontare l’odio; con quali strumenti e con quali strategie.
Lo scopo di questa conversazione sul suo libro Lezioni sull’odio, pubblicato postumo, raccogliendo una serie di lezioni che lei aveva tenuto all’Universita di Aristan a Oristano nell’anno accademico 2011/2012, è quello di porci delle domande su questo tema.
Così Ilaria Schincaglia, avvocato penalista dal 2002, che lavora nella Pubblica Amministrazione dal 2019, ha conversato con Paolo Spina, un anatomo patologo su questo tema e sugli scritti di Michela Murgia, tratti dal libro in questione, letti in maniera magistrale da Silvia Battistella, che è counselor, formatrice, docente de Il Portolano Scuola di Scrittura Autobiografica e narrativa.
Ilaria Schincaglia ha introdotto l’incontro, riepilogando il percorso svolto finora.
A febbraio sono stati proposti degli incontri intitolati Donne in cammino per inaugurare la Libreria Leonardo come libreria-rifugio.
I «Rifugi» sono un circuito di librerie e biblioteche che si sono formate sul tema della violenza di genere e sul suo contrasto attivo, in cui lavorano persone in grado di offrire informazioni utili e un primo supporto in caso di necessità, in collegamento con la rete territoriale Antiviolenza. La Fondazione Giulia Cecchettin ha sostenuto l’edizione del 2025 e rinnova il suo sostegno per l’edizione del 2026, che si svolgerà sotto il patrocinio gratuito dell’Associazione Italiana Biblioteche.
Si è pensato poi di approfondire la figura di Michela Murgia, che rappresenta la complessità di essere donna e persona in un mondo come il nostro denso di pregiudizi.
Sia Ilaria che Paolo si sono rivolti al pubblico molto numerosopresente con il femminile sovra esteso, ossia usando il femminile plurale anziché il maschile nel caso di plurale quando vi sono persone di entrambe i sessi, per dare un segnale di cambiamento e questa scelta ha subito dato una sferzata all’incontro.
Il secondo momento interessante è stato che è stato chiesto a tutti i partecipanti di scrivere su un post-it la loro definizione di odio. Dopo averle lette collettivamente, è arrivata la “voce” di Michela Murgia, attraverso i suoi scritti.
Lei definiva l’odio come un tabù, uno dei pochi rimasti nella cultura occidentale, oltre al sesso la religione e la morte. Tutto nasce al fatto che l’odiatore viene subito estromesso dalla comunità perché considerato disumano. Ma nessuno di noi può dire di non aver mai provato odio.
Paolo Spina è intervenuto allora per chiarire perché l’odio è un tabù.
Lui identifica tre motivi: quello formale, quello sociale ed infine quello che l’odio possa essere solo e sempre distruttivo.
Per quel che riguarda quello formale, l’odio infrange il galateo emotivo della società perché quando entra in campo smaschera il conflitto sociale.
Per quel che riguarda il motivo sociale, il problema non è nell’assenza dell’odio, ma nell’ipocrisia che non esista, che crea il pericolo dell’invisibilità.
Infine L’odio non è sempre distruttivo, cieco e barbarico, ma esiste un odio che nasce da un’esigenza morale, che porta al rifiuto morale dell’indifferenza. Basta pensare ad Antonio Gramsci con il suo Odio gli indifferenti.
Inoltre l’odio può diventare un sentimento molto intelligente. Ed in merito a questo Silvia Battistella ha letto un brano della Murgia in cui lei ci spiega come l’odio possa diventare un strumento di gestione del conflitto. Le frasi come Io non odio nessuno, non hanno senso perché negare l’odio è negare l’essere umano.
Una tecnica per odiare con un basso profilo è non nominare le cose scomode, perché in questo modo sembrano scomparire. Invece per maledire ci vuole classe, intelligenza ed un po’ di amore per studiare il cuore delle nostre vittime d’odio e ferirle nelle loro fragilità. Dire: ti auguro aspettative deluse, povertà intellettuale, occasioni sprecate, sono veramente delle maledizioni da non augurarsi!
Ma la lezione più eclatante la Murgia ce la dà raccontandoci le conseguenze che Grazia Deledda ha creato consapevolmente rifiutando l’eredità della sua famiglia, mettendo un incipit inequivocabile su questo episodio: Coltiva l’odio perché l’occasione per metterlo in atto non mancherà.
La scrittrice vincitrice del premio Nobel dà tre ragioni al suo rifiuto: in primo luogo non vuole quella casa di famiglia perché lei si sente un emigrata. Ma diversamente dagli altri nella sua condizione, lei non vuole tornare perché lei vive , grazie ai riconoscimenti ricevuti, negli scaffali delle biblioteche e delle librerie di tutta Europa.
In secondo luogo lei fin da piccola voleva diventare una persona “ grande”, ma sia la sua famiglia che i suoi concittadini non hanno creduto in lei. Quindi a loro non lascerà niente e venderà ad un privato la sua casa di famiglia.
Interzo luogo lei in questo modo seppellirà la sua famiglia e di loro non rimarrà nulla. Toglierà il loro nome dalla casa e lo metterà nei libri.
Con questo brano sconvolgente, in cui con una tripla damnatio memoriae Grazia Deledda ha cancellato i suoi genitori, si è concluso apparentemente l’incontro.
Infatti molti sono stati gli interventi del pubblico particolarmente partecipe e toccato dall’argomento. In particolare uno ha fatto riflettere tutti: come la famiglia spesso sia un luogo dove tra le relazioni dei suoi componenti si cova l’odio, che talvolta si esplicita nel modo drammatico dei femminicidi, ma che spesso portano strascici psicologici e relazionali di chi ha vissuto questi conflitti interiori.
Che dire: per la riuscita di un incontro culturale servono molti ingredienti: un luogo che sappia ospitare anche proposte desuete, un tema accattivante, dei relatori preparati e stimolanti e il valore aggiunto è anche la lettura dei brani in modo adeguato, perché la voce dell’autore ben letto fa la differenza.
Grazie a tutti per questa bella opportunità, che ha visto il pubblico molto soddisfatto e desideroso di avere altre occasioni per riflettere con intelligenza.
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