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Legge elettorale, la Camera verso il via libera. Bocciate le preferenze, maggioranza divisa e opposizioni all’attacco

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La Camera si avvia ad approvare la riforma della legge elettorale, ma il voto sugli emendamenti lascia in eredità una frattura politica destinata a pesare nel prosieguo dell’iter parlamentare.

ROMA. L’Aula ha infatti respinto la proposta di reintrodurre il voto di preferenza, ma l’esito del voto segreto ha evidenziato profonde divisioni all’interno della stessa maggioranza: Fratelli d’Italia si è schierata a favore dell’emendamento sostenuto dall’area vicina al generale Roberto Vannacci, mentre Lega e Forza Italia hanno votato contro. L’emendamento è stato respinto, ma i 139 voti favorevoli rappresentano un segnale politico che va ben oltre il risultato numerico.

Nonostante le tensioni, il primo articolo della riforma è stato approvato a scrutinio segreto con 208 voti favorevoli, 143 contrari e tre astensioni, confermando la tenuta della maggioranza sul testo complessivo. Il provvedimento introduce un sistema proporzionale con premio di maggioranza di 70 deputati e 35 senatori alla lista o coalizione che supera il 42% dei consensi e prevede l’indicazione del candidato presidente del Consiglio già al momento del deposito dei simboli elettorali. Via libera unanime, invece, alla norma che amplia il diritto di voto ai cittadini fuori sede per motivi di studio, lavoro o cure, consentendo loro di votare nel Comune di domicilio temporaneo.

Il voto sulle preferenze ha tuttavia monopolizzato il dibattito politico. Duro l’intervento del deputato di Futuro Nazionale, Edoardo Ziello, che ha denunciato l’esistenza di un “cordone sanitario” costruito, a suo dire, dal centrodestra insieme al centrosinistra per ostacolare il generale Vannacci. “Avremmo voluto preferenze e non liste bloccate”, ha dichiarato, annunciando il voto contrario del suo gruppo e auspicando che il Senato possa reintrodurre il meccanismo delle preferenze. Lo stesso Ziello ha inoltre annunciato l’intenzione di autodenunciarsi per il video realizzato durante il voto segreto, rivendicando una scelta di “trasparenza”.

Sul fronte delle opposizioni, il giudizio sulla riforma è stato unanime nel definire il provvedimento come una scelta dettata da convenienze politiche piuttosto che da un progetto di riforma condiviso. La capogruppo di Italia Viva, Maria Elena Boschi, ha parlato di una legge elettorale approvata “last minute” per timore di una sconfitta elettorale, ricordando come anche l’ultima modifica del sistema di voto a fine legislatura, nel 2005, non portò fortuna al governo Berlusconi. Boschi ha inoltre sostenuto che il voto segreto sulle preferenze rappresenti una sconfitta politica per la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, arrivando ad affermare che, in una situazione analoga, “si sarebbe dovuta dimettere”.

Ancora più duro l’attacco del segretario di Più Europa, Riccardo Magi, che ha definito la riforma “un colpo di Stato elettorale”, accusando il Governo di voler introdurre surrettiziamente un’investitura diretta del capo dell’esecutivo attraverso la legge elettorale. Secondo Magi, il nuovo sistema “prepara un regime” e limita ulteriormente la libertà di scelta degli elettori attraverso il mantenimento delle liste bloccate.

Di segno opposto la posizione della maggioranza. Alessandro Colucci, di Noi Moderati, ha difeso il testo sostenendo che garantisce stabilità e governabilità e ha rivendicato come elemento qualificante anche l’introduzione del voto per i fuori sede. “Chi vota contro questa legge è per gli inciuci e l’opacità”, ha affermato, respingendo le accuse delle opposizioni.

Una posizione più interlocutoria è arrivata dal deputato delle minoranze linguistiche Dieter Steger, che ha annunciato un’astensione definita “costruttiva”, lasciando intendere che il confronto al Senato potrebbe portare a ulteriori modifiche del provvedimento.

Conclusa la fase delle dichiarazioni di voto, l’Aula è chiamata ad esprimersi sul via libera definitivo alla Camera. Successivamente il testo passerà all’esame del Senato, dove il confronto politico si preannuncia altrettanto acceso, soprattutto sul nodo delle preferenze, che ha già aperto una crepa nella maggioranza e potrebbe tornare al centro del dibattito parlamentare.

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