Sono tornate come consuetudine le giornate FAI, ed è stata la volta dell’edizione primavera 2025
Le scelte della provincia di Treviso si sono orientate verso Fabrica a Catena di Villorba, progettata da Tadao Ando celebre architetto giapponese, l’Istituto Riccati-Luzzatti a Treviso in piazza della Vittoria, il Tempio di Ormelle (Chiesa dei Templari) e il sempre presente Memoriale Brion, opera ultima sublime di Carlo Scarpa che sorge a San Vito di Altivole.
Beni diversi tra loro ma uniti da un sottile filo rosso, quello della riscoperta della bellezza e della ricchezza del luogo, talvolta desueto. Autentica missione nobile del FAI, che quest’anno festeggia i suoi primi 50 anni.
Abbiamo approfondito la conoscenza dell’Istituto Riccati-Luzzatti di Treviso visitato nel pomeriggio di domenica, confortati dalle condizioni meteo, apparse più clementi e dalle ineccepibili narrative degli studenti aspiranti ciceroni, quest’ultima garbata consuetudine del FAI. Inaugurato nel 1923, il complesso rappresenta una dei luoghi simbolo della prestigiosa storia scolastica di Treviso ed unico indirizzo tecnico della città fino al secondo dopoguerra.
Ma appena messo piede nell’atrio di ingresso, austero quanto basta, immediatamente ci troviamo al cospetto di una sorta di doppio strato emotivo, quello della memoria storica e architettonica, motivi per cui il FAI ogni anno apre le porte dei suoi luoghi del cuore, ma anche del dolce Amarcord di professori ed ex alunni, confortato anche dal clima di totale empatia e dalla curiosa predisposizione di chi, pur non avendo frequentato l’istituto ai tempi della maturità riavvolge volentieri il proprio personalissimo rewind. Fino a ritornare sui banchi di scuola, che forse oggi appaiono piccoli, incastonati in aule che generano autorevolezza e rispetto, come l’algido rigore dei lunghi corridoi caratterizzati dal terrazzo veneziano.
Memorabilia e spartiti di memoria che passano dalla risalita dell’ampio scalone, l’Ufficio di Presidenza con gli arredi originali dell’Aula Magna, per arrivare all’aula di Fisica, permeata da strumenti, banchi e gradoni in legno dal sapore d’antan. Fino all’approdo alla biblioteca “Quintino Sella“, luogo emozionale per antonomasia, dove tomi e collezioni riescono a sollevare pensieri e parole.
Ma sono altresì gli aneddoti che si sprecano, tra chi ha vissuto gli anni dove tutto era davanti e oggi riscopre aule, banchi e tutta quella quotidianità che si trasforma in una cartolina illustrata, una polaroid d’annata messa perfettamente a fuoco.
Oggi il FAI ci restituisce questo doppio piano emozionale, dove la scoperta o la riscoperta di un luogo del cuore valgono al quadrato. Immersi da curiosità ed emozioni.
Photo Credit by FAI
Instacult di Mauro Lama
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