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Le due nuove grandi mostre fotografiche al Museo del 900 M9 di Mestre

ALTIPIANO, il cammino con Mario rigoni Stern e BELPAESE, un progetto espositivo dedicato all’Italia, attraverso il talentuoso obiettivo di grandi fotografi, sono le due proposte culturali, che, complice la grande fotografia, il Museo M9 di Mestre dal 5 giugno propone ai suoi visitatori

M9 Museo del ‘900 presenta ALTIPIANO. Escursioni nell’opera e nel paesaggio di Mario Rigoni Stern, un progetto espositivo a cura di Loïc Seron che propone un’indagine fotografica dedicata all’Altopiano di Asiago attraverso l’opera letteraria di Mario Rigoni Stern. La mostra non è una raccolta di immagini paesaggistiche, ma un dialogo intimo tra fotografia e letteratura, tra lo sguardo del fotografo francese e la visione dello scrittore asiaghese. Loïc Seron ha percorso i luoghi descritti da Rigoni Stern in ogni stagione, trasformando il paesaggio in un elemento narrativo dove si intrecciano memoria, ecologia e ricerca di armonia tra l’uomo e la natura.

Mario Rigoni Stern, uno dei più grandi scrittori italiani del Novecento, ha dedicato la sua opera all’Altopiano di Asiago, il paesaggio che lo ha formato, educato, nutrito. Attraverso i suoi libri, lo scrittore racconta la condizione dell’uomo in montagna, il rapporto consapevole con i boschi, le acque, i pascoli, riproponendo un ideale di armonia tra l’essere umano e la natura che ha caratterizzato i secoli passati e che rimane ancora oggi possibile in vari modi. Per Rigoni Stern, questa armonia rappresentava l’unica via verso la felicità individuale e collettiva.

Il fotografo francese Loïc Seron ha scelto di tradurre in immagini le suggestioni evocate dall’opera di Rigoni Stern, compiendo un’escursione affettiva nei luoghi che lo scrittore ha trasformato in letteratura. Con una metodologia rigorosa, Seron ha percorso l’Altopiano in ogni stagione, a partire dalla primavera del 2014, catturando i segni della trasformazione paesaggistica e la persistenza di una bellezza contemplativa. Le sue fotografie, sia a colori che in bianco e nero, non ricercano l’effetto spettacolare, ma piuttosto l’essenza dei luoghi: la trama sottile dei sentieri, la stratificazione dei boschi, il respiro dei pascoli, l’architettura quieta dei villaggi. Ogni immagine diventa una pagina del testo di Rigoni Stern, ogni fotografia una lettura critica del paesaggio.

ALTIPIANO presenta una selezione di circa 70 fotografie, accompagnate da estratti dalle opere di Rigoni Stern e da testi personali di Loïc Seron. La mostra è corredata da materiali originali dello scrittore, offrendo al visitatore un’esperienza immersiva che coniuga l’indagine visiva con la parola letteraria. Ogni tappa della mostra intende trasformare lo spettatore in lettore consapevole, invitandolo a riconoscere nei paesaggi fotografati i luoghi della memoria collettiva e della riflessione sulla nostra relazione con l’ambiente naturale.

M9 Radici è lo spazio del museo dedicato alle mostre temporanee sul tema del territorio, dei paesaggi e delle identità di Mestre, Venezia e del Veneto. Attraverso questo programma espositivo, M9 intende approfondire la relazione tra la storia culturale, ambientale e sociale della regione veneta e il presente, proponendo una riflessione critica su come il territorio sia stato rappresentato, trasformato e immaginato nel corso del tempo. ALTIPIANO si colloca all’interno di questa programmazione come un’indagine visiva e letteraria dedicata a uno dei paesaggi più significativi del Veneto contemporaneo, contribuendo a una lettura consapevole della memoria e dell’identità territoriale veneta.

IL CURATORE

Loïc Seron, fotografo e musicista originario della Normandia (classe 1972), rappresenta una figura di artista-ricercatore caratterizzata da un approccio umanista alla documentazione visiva. La sua pratica fotografica si concentra sul tema del rapporto tra l’essere umano e il suo ambiente: paesaggi, comunità, pratiche tradizionali, memoria storica e territoriale. Con il progetto ALTIPIANO, avviato nel 2014, Seron ha stabilito un dialogo profondo con l’opera letteraria di Mario Rigoni Stern, incontrato personalmente nel 2007. Dopo la scomparsa dello scrittore nel 2008, il fotografo ha continuato a frequentare l’Altopiano di Asiago in ogni stagione, sviluppando una pratica di ricerca visiva caratterizzata da continuità, consapevolezza paesaggistica e dedizione al dettaglio. La sua ricerca non ricerca l’effetto spettacolare, ma piuttosto l’autenticità dei luoghi e la loro capacità di evocare riflessioni profonde sulla fragilità, la bellezza e la responsabilità dell’uomo di fronte alla natura. Il lavoro di Seron è stato esposto internazionalmente, dando vita a una mostra itinerante che ha toccato diverse istituzioni culturali italiane

BELPAESE

M9 Museo del ’900 presenta BELPAESE. A Photographic Journey, un progetto espositivo a cura di Denis Curti dedicato all’Italia stessa: ai suoi paesaggi fisici, ai suoi tessuti sociali, ai suoi luoghi e alle sue persone. La grande fotografia italiana, in questa prospettiva proveniente dalle collezioni della Fondazione di Venezia, è al tempo stesso il soggetto della mostra, ma anche il medium straordinario con cui ripercorrere la storia collettiva italiana nel corso di un secolo. Attraverso lo sguardo di grandi fotografi, BELPAESE racconta la trasformazione della società, la condizione dell’uomo, i suoi rapporti con il territorio e il modo in cui una nazione è stata letta e rappresentata da coloro che hanno saputo registrare e interpretare il presente.

La mostra si configura come un viaggio tra due modalità interpretative, due modi diversi di guardare l’Italia: da un lato la prospettiva documentaria, attraverso la quale molti autori hanno saputo raccontare la condizione dell’uomo e il suo tessuto sociale con estrema lucidità, registrando la realtà con occhio attento e responsabile. Dall’altro, emerge una forte propensione a dedicarsi alla sfera evocativa, a quel processo figurativo che richiede all’osservatore una partecipazione attiva nel decifrare i messaggi nascosti sotto la superficie ambigua di ogni fotogramma. Due modi entrambi essenziali per comprendere nel profondo il nostro Paese.

La selezione operata per questa mostra procede da una curatela attenta delle collezioni Zannier e Forma, due nuclei che rappresentano due diverse stagioni della fotografia italiana nel secondo Novecento. Due acquisizioni distinte che, riunite in un unico corpo, inquadrano lo spettro fluido della storia fotografica. Il focus della mostra è circoscritto a un preciso segmento della storia italiana collettiva che va dal Secondo Dopoguerra fino ai giorni nostri: proprio il periodo in cui l’Italia ha trasformato il suo volto, dal dopoguerra alla contemporaneità, dalla ricostruzione alle sfide del presente.

Il cuore pulsante di questo patrimonio è certamente il fondo acquisito nel 2007 da Italo Zannier, critico, studioso e docente, che ha fatto della fotografia la sua “fantastica ossessione”. Questa raccolta non è un semplice accumulo di oggetti, ma un’opera in sé, strutturata attraverso le scelte del suo artefice, che ha voluto documentare e diffondere la cultura visiva del nostro Paese. Il fondo Zannier vanta circa 12.000 volumi e 1.300 fotografie originali, che spaziano dalla dagherrotipia alla stampa digitale. La sua unicità risiede anche nel “furore” del ricercatore: materiali eterogenei come locandine, inviti, riviste e preziosi carteggi con i grandi maestri dell’eredità artistica italiana del Novecento.

L’acquisizione di tutti questi materiali da parte della Fondazione di Venezia, insieme alla più recente integrazione di una consistente quantità di opere provenienti dall’archivio di Forma – fabbrica intellettuale la cui avventura meneghina ha contribuito a consolidare l’arte dell’immagine come linguaggio critico e interdisciplinare – ha scongiurato la dispersione di una visione d’insieme rarissima, garantendo la permanenza e la riscoperta di questo tesoro nella città lagunare. Attraverso un meticoloso lavoro di restauro e digitalizzazione, le immagini sono tornate al loro splendore originale, rendendo possibile un viaggio attraverso 170 anni di stili e autori.

In mostra si potranno ammirare oltre 50 opere, tra cui scatti di Mario Giacomelli, Ferdinando Scianna, Italo Zannier, Aldo Beltrame, Fulvio Roiter, Nino Migliori, Tazio Secchiaroli, Luca Campigotto, Mimmo Jodice, Maurizio Galimberti, Gianni Berengo Gardin, Francesca Spanio, Elio Luxardo e Elisabetta Catalano.

È seguendo un preciso senso di responsabilità verso l’atto del vedere che si colloca l’impegno della Fondazione di Venezia, la quale non si limita a conservare, ma valorizza con grande trasporto questo insieme simbolico attraverso mostre e pubblicazioni sempre prestigiose. Salvaguardare il nostro repertorio mnemonico significa proteggere un “furore delle immagini” che continua a parlarci della nostra identità, del nostro passato e del nostro futuro, trasformando un immenso archivio in un organismo vivo e accessibile al pubblico.

IL CURATORE

Denis Curti è una figura di rilievo nel panorama internazionale della critica e della curatela fotografica. Direttore artistico delle Stanze della Fotografia a Venezia e consulente della Fondazione di Venezia per la gestione del patrimonio fotografico, ha diretto la Biennale Internazionale di Fotografia di Torino, l’agenzia Contrasto e il mensile Il Fotografo. Autore di saggi per Marsilio Editori, tra cui il fondamentale Capire la fotografia contemporanea (2020), Curti ha curato mostre dedicate ai maggiori maestri della fotografia contemporanea e storica, da Robert Capa a David LaChapelle, da Cartier-Bresson a Helmut Newton. Fondatore della galleria Still a Milano e coordinatore delle prime aste fotografiche di Sotheby’s in Italia, rappresenta uno dei principali esperti internazionali di fotografia e di mercato collezionistico.

Nota – Questo comunicato è pubblicato integralmente come contributo esterno. Ne deriva che il contenuto non è pertanto un articolo prodotto dall’autore, né dalla redazione de Il Nuovo Terraglio.

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