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La prima quarantena del Sior Pare

Quando si parla col Sior Pare non si sa mai dove lo possa portare il racconto. Sarà che alla sua veneranda età di cose ne ha fatte parecchie, ci aggiungi che lui ama raccontare, poi mettiamoci magari un paio di bicchieri di vino e il gioco è fatto.

È così che un semplice spunto mentre si pranza può trasformarsi in un racconto di vita che non sapevi o di cui ti aveva parlato in maniera poco approfondita.

Quando il Sior Pare aveva 3 anni venne a mancare suo padre, fu così che venne mandato in collegio. Lui era l’ultimo di cinque fratelli, l’Italia era in guerra, di certo non potevano star dietro anche a un bimbo piccolo. Fu lì che prese la “pertosse“.

Fino a qualche decina di anni fa a Venezia quando si rimaneva contagiati da una malattia infettiva si veniva subito trasportati alle “Grazia” , ovvero l’isola di Santa Maria della Grazia dove tutti i contagiosi venivano messi in quarantena.

E poi continua col suo racconto:

Mentre me lo raccontava l’altro giorno mi sono resa conto di quante analogie ci siano con i giorni nostri. Poteva vedere i parenti solo attraverso un vetro, come fa ora con Siora Mare, non poteva uscire, avere contatti con nessuno. Ed era solo un bambino, per di più rimasto orfano intanto anche della madre.

È strano pensare a come, di tutta quella situazione, a lui siano rimasti impressi quei due particolari fondamentali. Il salone, come se fosse stato dentro ad un incubo, e il pinocchio di legno, un regalo dato col cuore a cui ha dovuto rinunciare. La cosa che mi fa più specie è che ho anche io un ricordo simile di quando, avevo 7 anni più o meno come lui all’epoca, mi hanno operata alle adenoidi. Mi avevano regalato una navicella Lego bellissima, io andavo pazza per puzzle e costruzioni fin da piccolissima. Non mi ricordo come mai, ma alla fine della degenza quella navetta rimase in ospedale. Nel suo caso era ovviamente una questione di igiene, nel mio una semplice dimenticanza ma che comunque mi è rimasta impressa. La gioia del regalo ricevuto durante la malattia e la disperazione per non averlo potuto portare a casa.

Probabilmente è perché in fondo sono proprio le piccole cose a restarci più impresse nel cuore.

Che quel Pinocchio di legno in bicicletta stia ancora girando per Venezia? Mi piace pensare di sì. Passato di mano in mano ad altri bambini in quarantena per dargli conforto fino a che qualcuno sia finalmente riuscito a portarlo a casa.

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