Come nelle favole di una volta, la vita scorreva serena per la famigliola che abitava nel bosco, fino all’arrivo dell’ordinanza del lupo cattivo
Italia – C’è una casetta piccola così, con tante finestrelle ma senza il bagno, in mezzo al bosco. É abitata da una famiglia con tre bambini piccoli così, con tanti animali piccoli e grandi, e con un sogno da realizzare. Peccato che non siano stati attenti al lupo, che con un’ordinanza ha infranto il sogno e portato via i bambini, in un luogo dove i lupi hanno sembianze diverse ed è più difficile difendersi da loro.
Papà Nathan, mamma Catherine e i loro bambini di 8 e 6 anni, avevano scelto di vivere a Palmoli, in provincia di Chieti, in un bosco che ha sullo sfondo il massiccio della Majella e davanti le colline molisane.
Quella piccola casa era la realizzazione di un sogno ecologista e pedagogico per i loro figli: vita libera con gli animali, immersa nel verde del bosco, con poche comodità e tanto amore. Per l’istruzione avevano preferito la didattica domestica con l’esame finale annuale.
Quel mondo da favola è stato improvvisamente scosso da una disavventura alimentare: avevano mangiato dei funghi che avevano creato dei problemi gastrointestinali. La famiglia si era così recata subito al pronto soccorso, e vi era rimasta fortunatamente solo per poco tempo. Ma quella che sembrava una lieve intossicazione alimentare si è trasformata poi in una miccia capace di scatenare una serie di esplosioni.
Homo hominis lupus
Il pronto soccorso aveva avvisato i servizi sociali, segnalando che una famiglia che viveva a Palmoli, nel bosco, aveva raccolto e mangiato funghi, provocando un’intossicazione ai bambini. E quando i servizi sociali vennero in possesso di questa segnalazione agirono come i lupi nella casa delle favole.
Dopo 10 mesi di sopraluoghi e accertamenti, minacce reciproche e provocazioni, il Tribunale dei minori de L’Aquila ha sospeso la potestà genitoriale alla coppia e trasferito i piccoli in una comunità. La mamma vive al piano sottostante e può vedere i suoi figli per qualche ora al giorno, il padre può andare a trovarli e stare con loro solo per pochi minuti al giorno.
Secondo la sentenza che ordina l’allontanamento, il motivo sarebbe tutto nella scelta di vita dei genitori che rischia di ledere il diritto alla vita di relazione, articolo 2 della Costituzione. Inoltre, la scelta del tipo di educazione scolastica causerebbe la deprivazione del confronto fra pari, che in età scolare può avere ripercussioni sullo sviluppo del bambino.
È necessario allontanare i minori dall’abitazione familiare, si legge, in considerazione del pericolo per l’integrità fisica derivante dalla condizione abitativa, nonché dal rifiuto da parte dei genitori di consentire le verifiche e i trattamenti sanitari obbligatori per legge.
Inoltre, “l’assenza di agibilità e pertanto di sicurezza statica, anche sotto il profilo del rischio sismico e della prevenzione di incendi, degli impianti elettrico, idrico e termico e delle condizioni di sicurezza, igiene, salubrità dell’abitazione, comporta la presunzione ex lege dell’esistenza del periodo di pregiudizio per l’integrità e l’incolumità fisica dei minori”.
Nel provvedimento si fa riferimento anche a condotte genitoriali inadeguate, a proposito della divulgazione che le vicende del procedimento hanno avuto attraverso i mezzi di comunicazione di massa. Secondo i giudici “con tale comportamento i genitori hanno dimostrato di fare uso dei propri figli allo scopo di conseguire un risultato processuale ad essi favorevole”.
Una favola in attesa di un lieto fine
Questi fatti hanno suscitato una marea di reazioni, alcune molto scomposte, che sono arrivate a minacciare di morte il giudice firmatario del provvedimento, una donna.
La solidarietà della gente è stata pressoché unanime mentre la politica come sempre si è divisa. Una manifestazione di solidarietà nei confronti dei genitori, con la richiesta di ricongiungimento immediato, è prevista a Roma il prossimo 6 dicembre.
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