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Inimitabile Giampiero

Tre anime: quella popolare degli stadi di calcio, quella aristocratica del tennis e quella romantica del canottaggio. Una summa perfetta che Sandro Petrucci del Tg 1 indicò per Giampiero Galeazzi, scomparso ieri a Roma.

75 anni, laureato in Economia con tesi in statistica e tifoso della Lazio, sposato con 2 figli. Giampiero appartiene a quella razza di giornalista tv nazionalpopolare che mette d’accordo tutti, campioni e mezzi fenomeni ma soprattutto platee sconfinate di appassionati sportivi.

Telecronache leggendarie, su tutte “gli Abbagnale”, che fecero sognare e trepidare corredate da interviste manuali e corpose, dove i protagonisti si affidavano al Giampiero sicuri di essere protetti anche se strattonati piacevolmente.

Alto e corpulento, mai inosservato con il suo fare a metà tra Gargantua e Pantagruel, il microfono in mano e il campione che diventava più piccolo, ma nessuno se ne accorgeva. Era così.

Spogliatoi e bordi di campo, Maradona, Liedholm, Bagnoli, Trapattoni e chiunque metteva mani sullo scudetto sentiva dopo il triplice fischio il suo microfono attaccato prima di qualunque cosa, senza canovacci, solo un “come è andata”?

Semplice e immediato, ma proprio per questo profondo nella sua sbrigativa essenza. Completo e vicino al grande pubblico senza disdegnare le platee più snob, con una perfetta sintesi del percorso che negli anni aveva implementato, tanto da diventare un autentico numero uno.

Da oggi il mestiere dell’ inviato speciale avrà perduto il suo vero punto di riferimento e noi tutti rimpiangeremo la sua telecronaca contagiosa e la brusca intervista dove il suo grande braccio avvolgeva le spalle del campione prima della domanda.Quasi a proteggerlo.

Ci mancherai Giampiero.

Instacult di Mauro Lama

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