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Il tempo relativo

La certezza del tempo che passa è l’unica verità che ci accomuna

ITALIA – Noi invecchiamo inesorabilmente, e ce ne accorgiamo. Il nostro tempo è quello che ci interessa — non quello dei fisici o degli storici.

Eppure la mente non invecchia, o talvolta invecchia prima del tempo. Ci vediamo come eravamo nel nostro momento migliore. “Migliore”, infatti, è l’attributo che dà una dimensione al nostro tempo.

Quando facciamo qualcosa di piacevole, il tempo corre veloce; una giornata uggiosa, invece, non passa mai. Se il tempo corre velocemente, ci sembra quasi che si sia fermato — o almeno è ciò che vorremmo. Così, il tempo troppo breve diventa inesistente, e quello troppo lungo ugualmente si annulla.

Ne consegue che la nostra vita è regolata più dalle emozioni che dal tempo. “Vorrei che questa giornata non finisse mai”, oppure “Vorrei che questa giornata passasse in fretta”: tutto dipende dalla sincronia — quasi mai perfetta — tra il tempo fisico e il nostro tempo interiore.

Più spesso, infatti, è il tempo che si adatta alla mente, e non il contrario. Guardiamo l’orologio quando abbiamo fretta o quando aspettiamo impazienti: i minuti sembrano non passare mai. Altre volte, ci accorgiamo che è già trascorsa un’ora senza aver fatto ciò che volevamo o dovevamo fare.

Un quarto d’ora può essere così intenso da metterci di buon umore per tutto il giorno — talvolta anche di più. Ma, col passare delle ore, la nostra energia si consuma, proprio come accade con gli anni.

Il sogno di tutti sarebbe poter entrare in un buco nero e dilatare all’infinito il nostro spazio-tempo. Tuttavia, questa possibilità astratta ci angoscia più che attrarci, perché il tempo che ci è dato è quello che conta per noi.

Preferiamo vivere in questo tempo, con i suoi limiti e la sua misura, piuttosto che appartenere a un futuro indefinito.

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