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Il Teatro Verdi di Padova inaugura la stagione con Il gabbiano di Čechov

Teatro Verdi

Filippo Dini dirige un classico di Čechov con Giuliana De Sio in un’inedita doppia regia che esplora i sogni e le disillusioni di un’umanità sull’orlo del baratro

PADOVA – Dal 4 al 9 novembre il Teatro Verdi di Padova apre la stagione 2025/26 con uno dei capolavori più intensi e malinconici del teatro moderno: Il gabbiano di Anton Čechov. A dirigere la nuova produzione del Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale è Filippo Dini, che affronta il testo del drammaturgo russo come una riflessione attualissima su un’umanità smarrita, sospesa tra desiderio e disillusione.

Accanto a Dini, sul palcoscenico brilla Giuliana De Sio, recentemente premiata come miglior attrice ai Le Maschere del Teatro Italiano 2025, qui alle prese con un grande classico che segna una nuova sfida nella sua lunga carriera.

Una doppia regia per un classico che si rinnova

La produzione dello Stabile del Veneto segna una svolta storica: per la prima volta Il gabbiano presenta una doppia regia. Accanto a Dini, infatti, interviene il giovane regista Leonardo Manzan, due volte vincitore della Biennale di Venezia (2018 e 2020), che cura “lo spettacolo di Kostja”, la pièce nel testo stesso messa in scena dal giovane protagonista. Un esperimento che diventa incontro tra generazioni e linguaggi: “una sfida di libertà artistica – spiega Dini – che dà corpo al conflitto fra padri e figli, ma anche fra forme teatrali e visioni del mondo.”

Un cast corale per un’opera universale

Sul palco, insieme a De Sio e Dini, un ampio cast di interpreti: Virginia Campolucci, Enrica Cortese, Gennaro Di Biase, Giovanni Drago, Jurij Ferrini, Angelica Leo, Fulvio Pepe ed Edoardo Sorgente.
La traduzione è di Danilo Macrì, le scene di Laura Benzi, i costumi di Alessio Rosati, le luci di Pasquale Mari e le musiche originali di Massimo Cordovani.

Il dramma del desiderio e della disillusione

Ambientato in una casa di campagna sulle rive di un lago, Il gabbiano racconta un intreccio di vite segnate da sogni infranti e amori mancati. Tra loro il giovane Kostja, innamorato di Nina, attrice in erba, e in conflitto con la madre Irina, diva affermata e amante dello scrittore Trigorin.
In questo microcosmo sospeso, Čechov disegna il tramonto di un mondo e la nascita di un altro, mostrando “un’umanità sull’orlo del baratro” – come sottolinea Dini – incapace di realizzare le proprie aspirazioni in una società che divora talento e passione.

Accessibilità e apertura al pubblico internazionale

Le repliche padovane saranno accessibili a persone sorde, cieche o ipovedenti grazie a strumenti digitali come tablet, smart glasses e cuffie, con sottotitoli e audiodescrizioni dedicate. Le serate del 4 e 6 novembre offriranno inoltre sottotitoli in inglese, rendendo lo spettacolo fruibile anche al pubblico internazionale.

Incontri e tournée nazionale

Il ciclo di incontri A scena aperta riparte venerdì 7 novembre alle 18 nel foyer del Verdi, con un confronto tra il pubblico e il cast de Il gabbiano.
Dopo le sei repliche padovane, lo spettacolo sarà in tournée nei principali teatri italiani, da Treviso (13–16 novembre) a Milano (17–22 marzo 2026), passando per Roma, Napoli, Torino, Firenze e Palermo.

Un’umanità in bilico

Con questa nuova produzione, il Teatro Stabile del Veneto conferma la propria vocazione a un teatro che dialoga con il presente attraverso i classici. Il gabbiano diventa così non solo un omaggio al genio di Čechov, ma anche uno specchio del nostro tempo, in cui la ricerca di senso e la fragilità del sogno restano eternamente umane.

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