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Il pointillisme

Ovvero quella tecnica pittorica, che si caratterizza dalla scomposizione dei colori in piccoli punti, con un risultato altamente sorprendente

Siamo in Francia intorno al 1870 all’interno del movimento neoimpressionista e George Seurat, vero antesignano e padre putativo di questo “modo di dipingere“ aveva in serbo anche la sua personalissima definizione della sua visione pittorica, ossia “cromo-luminarismo“, ma anche “divisionismo“.

Non aveva fatto di minuzia i conti con i critici dell’epoca, sempre attenti a disprezzare il nuovo, quasi a difendere un fortino, composto di quella tradizione che però avrebbe sempre estremo bisogno dell’innovazione. Ed è in questo contesto che il nuovo movimento vene ribattezzato puntinismo, derubricandolo a pittura minore. Resta da sottolineare che puntinismo e divisionismo vengono associati ad una stessa tecnica, ma alcuni critici hanno sempre affermato che si tratta di due tecniche diverse che vivono all’interno del stesso movimento.

La differenza basilare con l’impressionismo, basato sulla fugacità, sull’attimo, sulla luce e ovviamente sull’en plein air, le opere del puntinismo sono create in studio, senza movimento, più algide e prive di tutte quelle nuances che dell’impressionismo da sempre hanno fatto parte.

I più noti esponenti del puntinismo? Senza ombra di dubbio Georges Seurat e Paul Signac, autentici padri putativi di questa splendida tecnica pittorica che non tardò ad arrivare anche in Italia, con la corrente parallela già citata, ovvero il divisionismo, tramite gente di rilievo come Giovanni Segantini e Pelizza da Volpedo, per citarne alcuni, che, a differenza dei francesi, figli del retaggio impressionista, portavano in dote il tardo Romanticismo.

Con il futurismo che bussava alle porte.

Photo Credit by Wikipedia

Zero Biscuit di Mauro Lama

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