Papa Francesco, alla Conferenza Internazionale della Fondazione Centesimus Annus, ha sottolineato l’importanza di mantenere l’IA al servizio dell’uomo e di evitare il rafforzamento del paradigma tecnocratico, invitando a riflettere sull’uso del termine “intelligenza”
CITTA’ DEL VATICANO. Papa Francesco ha ribadito che l’intelligenza artificiale deve rimanere uno strumento al servizio dell’uomo e ha sollevato dubbi sull’uso del termine “intelligenza” per descrivere ciò che non lo è realmente. Alla conclusione della Conferenza Internazionale della Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice, dedicata quest’anno all’IA, il Papa ha evidenziato alcune linee guida per una riflessione approfondita su un argomento che influenzerà il futuro dell’economia, della civiltà e dell’umanità stessa.
L’attenzione del Papa sull’IA
Papa Francesco ha sottolineato che l’IA ha un impatto significativo sull’economia e sulla società, influenzando la qualità della vita, le relazioni internazionali e la stabilità globale. Ha lodato la Fondazione per aver dedicato spazio a questa materia, coinvolgendo esperti di diverse discipline e Paesi. Ha avvertito del pericolo di rafforzare un paradigma tecnocratico, che potrebbe aumentare le disuguaglianze e delegare decisioni essenziali alle macchine.
Discorso del Papa alla Conferenza Internazionale Centesimus Annus
Nel suo discorso, Papa Francesco ha salutato i partecipanti con gratitudine e ha apprezzato l’attenzione data al tema della conferenza: “Intelligenza Artificiale Generativa e Paradigma Tecnocratico: come promuovere il benessere dell’umanità, la cura della natura e un mondo di pace.” Ha evidenziato come l’IA stia influenzando drasticamente l’economia e la vita sociale e possa avere un impatto negativo sulla qualità della vita, sulle relazioni interpersonali e internazionali, sulla stabilità globale e sulla nostra casa comune.
Il Papa ha menzionato che già nella sua Enciclica Laudato Si’ e nell’Esortazione Apostolica Laudate Deum ha affrontato il tema dello sviluppo tecnologico. Ha sottolineato l’importanza di un’analisi interdisciplinare per cogliere tutti gli aspetti attuali e futuri dell’IA, sviluppando approcci etici alla sua crescita, uso e gestione.
Nel suo discorso al G7, Papa Francesco ha dichiarato che l’IA “è e deve rimanere uno strumento nelle mani dell’uomo”. Ha avvertito che l’IA potrebbe rafforzare il paradigma tecnocratico e la cultura dello scarto, aggravare le disparità tra le nazioni avanzate e quelle in via di sviluppo e delegare alle macchine decisioni essenziali riguardanti la vita umana. Ha posto l’accento sull’assoluta necessità di uno sviluppo e di un uso etico dell’IA, invitando i decisori politici ad adottare azioni concrete per indirizzare lo sviluppo tecnologico verso la fraternità universale e la pace.
Il Papa ha citato Stephen Hawking, che ha osservato: “Lo sviluppo di una piena intelligenza artificiale potrebbe significare la fine della razza umana.” Ha sollevato la domanda: “È questo che vogliamo?”
La provocazione di Francesco
Concludendo, Papa Francesco ha lanciato una provocazione: “Siamo sicuri di voler continuare a chiamare ‘intelligenza’ ciò che intelligenza non è?” Ha invitato tutti a riflettere sull’uso di questa parola e a considerare se l’uso improprio del termine non rappresenti già una resa al potere tecnocratico.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

