Site icon Il Nuovo Terraglio

I detenuti diventano attori con il TSV

Al Due Palazzi va in scena L’Isola, uno spettacolo con i detenuti della sezione Alta Sicurezza promosso dal Teatro Stabile del Veneto e curato dalla compagnia Matricola Zero con la collaborazione di Gabriele Vacis nell’ambito di “Per aspera ad astra”.

PADOVA – Dal 27 al 29 giugno presso la Casa di Reclusione “Due Palazzi” di Padova andrà in scena il debutto dello spettacolo teatrale L’Isola promosso dal Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale.

Lo spettacolo è scritto e recitato dagli attori-detenuti della sezione Alta Sicurezza ed è il risultato del laboratorio curato dalla Compagnia Matricola Zero per lo Stabile del Veneto nell’ambito di Per aspera ad astra. Un progetto che si interroga su come riconfigurare il carcere attraverso la cultura e la bellezza, promosso da Carte Blanche/Compagnia Teatrale della Fortezza di Volterra, sostenuto da Acri con Fondazione Cariparo e giunto ormai alla sua quinta edizione

A condurre il laboratorio sono state le registe dello spettacolo Alice Centazzo e Federica Chiara Serpe, Maria Celeste Carobene, Marco Mattiazzo e Leonardo Tosini. Un progetto sviluppato seguendo diversi percorsi paralleli, al fine di rendere l’esperienza artistica e culturale più completa e sfaccettata, a partire dal training teatrale condotto dal regista Gabriele Vacis affiancato dal tutoraggio di Cinzia Zanellato.

Durante i giorni dello spettacolo sarà allestita una mostra di pittura e maschere in collaborazione con A&T, gli oggetti di scena sono a cura di area48 e laboratorio scolpiAMO e i costumi sono a cura della Accademia delle Belle Arti di Venezia. Copertina di Mattia Riami e foto di scena di Serena Pea.

Note di regia

Il nostro percorso di ricerca prende il via da tre domande: Si può cambiare in carcere? Si può modificare il modo di abitare il carcere? Che cosa può permettere un cammino di cambiamento all’interno della struttura detentiva? Queste domande sono la colonna portante dello spettacolo. L’isola è un titolo che evoca una terra circondata, chiusa, ma anche un flusso costante dato dall’elemento acquatico. Ecco che l’isola non è solo una metafora della condizione umana, ma un modo di concepire il carcere che spesso si traduce in concreta solitudine.

L’isola è uno spettacolo corale e collettivo. Gli strumenti espressivi sono i corpi, le voci, i volti e l’urgenza di raccontare delle storie. Ci siamo appellati a Shakespeare per iniziare ad avvicinarci ad un mondo teatrale immaginifico e molto lontano dall’esperienza quotidiana in carcere. L’incontro con il testo La tempesta è stato fondamentale. Partendo dalle tematiche e dagli “smarrimenti” dei personaggi del Bardo abbiamo intrecciato le storie di alcuni personaggi scampati a una tempesta: portano i segni di un trauma precedente, ma anche i segni di un cambiamento che passa dalla necessità di raccontarsi in maniera differente.

Alice Centazzo e Federica Chiara Serpe

Note del tutor del progetto

Quando si vanno a cercare le storie dei detenuti, si cercano le ragioni per cui sono finiti in carcere. Mancano invece storie sul carcere. Su quello che accade dopo: dopo decenni che la persona è reclu- sa, questa persona sarà cambiata profondamente. Ma come si cambia dentro al carcere, in cattività? Quali eventi, quali persone hai conosciuto, quali momenti hai vissuto che ti hanno modificato? Do- mande specifiche di questo genere generano storie. Storie che ci aiutano a capire il senso della pena. Ma per parlarne seriamente, cioè abbattendo pregiudizi e cliché, abbiamo bisogno di conoscere situazioni, persone, circostanze specifiche e storie che ci permettano di comprendere la condizione delle persone detenute, perché la detenzione non sia solo punizione ma anche ricostruzione di vite.

Gabriele Vacis

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

Exit mobile version