L’indirizzo ve lo sveliamo subito,Piazza Duca D’Aosta a Milano e il luogo d’incanto è l’Hotel Gallia che se arrivi in treno in Stazione Centrale non occorre il Taxi,basta attraversare la strada.
Gli anni sono i 60 e il calcio mercato è qui, nella hall dell’albergo e sul piazzale dove senza un “Tik Tok“ migliaia di tifosi si riunivano in attesa del colpo a sensazione, con bivacchi notturni che sfioravano i camping estivi senza esserlo.
Ma era dentro le luminose e stuccate sale dell’albergo milanese che si consumavano storie e amplessi del pallone in chiave trasferimento.La fiera dei sogni era servita e i primattori erano Presidenti,talent scout e procuratori ante litteram in un mood che forse un film di Ozpetek potrebbe realizzare.
Ideato da un nobile siciliano, il Presidente del Palermo,il Principe Raimondo Lanza di Travia venne poi esaltato all’ennesima potenza da gente del calibro di Mazza,Gipo Viani,Italo Allodi,Giampiero Boniperti e Angelo Moratti ma la lista sarebbe inenarrabile, ora ci viene giustamente in mente il patron del Toro Orfeo Pianelli.
Pezzi pregiati e trattative al limite,border line.Dove il grano girava e i mezzi erano variopinti in una sorta di rappresentazione kafkiana che diventava realtà.
Il trasferimento di un giocatore poteva avvenire anche per un certo tipo di capacità affabulatoria,chiamiamola così, l’eufemismo in questo caso ci porge i suoi ossequi.
Tra mozziconi di sigarette e personaggi sardonici si arriva al tramonto nel 1969 dove una sorta di sfratto in versione mobbing calò sul calciomercato e il suo carico naïf.
Dal Gallia si passò all’Hilton e via discorrendo ma non sarebbe stato più lo stesso.
Si era chiusa un epoca.
Instacult di Mauro Lama
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