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Gregorio e Domenico, la Storia siete voi

Doppietta azzurra nella 10 chilometri di fondo. Dov’è scritto che è impossibile sognare?

Piovono medaglie… bagnate.

Piovono mentre finalmente qui, nel Veneto, il cielo ha scelto di bagnare Madre Terra per mandare a lei – e a tutti noi – l’agognato refrigerio.

Piove anche dentro casa, e sono lacrime di gioia. Perché lo sport o lo vivi, anche seduto in divano, oppure cambi canale.

E ti emoziona. Ti emoziona la loro emozione. Ti emoziona il team azzurro che dalle sponde del Lupa Lake di Budapest salta e balla come solo gli italiani sanno fare.

Non siamo fatti per esultare piano, mai. Nemmeno dal divano.

Una dieci chilometri di fondo da sogno. 36 gradi fuori, 28 in acqua. Come dire 10 chilometri in una piscina riscaldata. Gregorio Paltrinieri sale sul tetto del mondo nella prova olimpica e conquista, dopo l’oro nei 1500 stile libero in piscina, anche il titolo iridato più importante come mai nella storia azzurra.

credits foto Federnuoto – Giorgio Perottino / Andrea Staccioli DBM

E già così sarebbe da urlo.  Invece l’olimpionico azzurro cavalca le acque ungheresi accompagnato dal suo più grande amico e compagno di allenamento, Domenico Acerenza, che conquista un argento mondiale precedendo, come giustamente scrive Federnuoto, “tutto il parterre de roi in gara”.

Giusto per capire il valore di quest’impresa: l’unica medaglia nella specialità, prima di loro, è quella di bronzo conquistata da Formentini nel 2001 a Fukuoka.

Com’è stata la gara? Di quelle cui ci ha abituati Gregorio Paltrinieri. Sempre sul pezzo, a volte un po’ indietro che ti mangi le mani e ti vien da ridere perché in acqua c’è lui, non tu. Che reggi a malapena 100 metri.

Poi, il guizzo. Il suo guizzo. A un chilometro dalla fine Greg mette il turbo seguito a ruota da Domenico, staccando quanto basta i due favoriti della vigilia, il campione olimpico e mondiale in carica della distanza Florian Welbrock e il francese Marc Antoine Olivier, argento mondiale uscente.

“È un sogno – dice Greg a Federnuoto – Primo e secondo è la cosa più bella che potesse succedere. Quando sono partito sentivo che dietro di me c’era lui e non Wellbrock. Mimmo lo sento da come mi tocca i piedi, mi ha fatto da scudiero e lo ringrazio. Siamo grandi amici con Acerenza, ci siamo allenati tanto tempo insieme ad Ostia quest’anno. Torno con quattro medaglie che è quasi il bottino completo. All’inizio di questa nuova avventura ti vengono sempre mille preoccupazioni soprattutto dopo gli 800 in piscina. Lì mi sono scoraggiato e ho pensato di tornare a casa senza nulla. E invece è stata la scintilla, perché mi serviva rompere il ghiaccio per iniziare una cavalcata avvincente“.

Avvincente, vincente ed emozionante. Come solo lo sport sa fare.

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