Una speciale classifica svela i tesori dell’orologeria custoditi nei palazzi storici: pendole, carillon e capolavori unici che raccontano secoli di arte e ingegno
ROMA – Il tempo si misura anche con l’arte. È quanto emerge dalla speciale classifica dedicata agli orologi storici custoditi nei musei italiani, che mette in luce un patrimonio di straordinaria bellezza e valore.
Al primo posto si colloca il Quirinale, con circa duecento esemplari tra pendole e orologi del XVII-XIX secolo, di cui quaranta esposti. Molti provengono dalle principali regge preunitarie e portano la firma di maestri come Gilles Martinot, Denis Masson e Pierre Latz.
Sul secondo gradino del podio si trova il Palazzo Reale di Napoli, che conserva la rarissima Macchina di Clay del 1730, uno dei soli tre esemplari al mondo insieme a Windsor e al Museo Nazionale della Cina. Nella collezione napoletana spiccano anche carillon, organetti automatici e preziosi orologi legati alla storia di Gioacchino Murat e Carolina Bonaparte. Ogni settimana il maestro orologiaio Diego Ferventino provvede alla ricarica e al controllo dei meccanismi, garantendo la piena funzionalità di questi capolavori.
Al terzo posto figurano i Musei di Genova, con circa cinquanta orologi di grande valore storico e artistico, tra cui rari esemplari notturni del Seicento realizzati da Giuseppe Campani e Giovanni Pietro Callin.
La classifica prosegue con Palazzo Pitti a Firenze, dove le collezioni medicee testimoniano l’incontro tra arte e scienza nel Rinascimento, Palazzo Madama a Torino e la Reggia di Venaria Reale, che custodisce ventisei orologi di manifattura inglese e francese del XVIII secolo.
Questa ricognizione del Ministero della Cultura mette in evidenza come gli orologi storici non siano soltanto strumenti di misurazione, ma vere opere d’arte che raccontano secoli di ingegno, scienza e bellezza, offrendo ai visitatori un viaggio unico nel tempo.
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