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Gli 11 metri

Penalty si chiamano, anche se da noi sono “rigori” e si calciano da 11 metri.

Poi ci mettiamo il torneo europeo e il rigore arriva dopo i supplementari e tanta foga, ma i primi 5 si mettono in coda per tirare, manco fosse l’Astrazeneca e si parte.

Succede che segnano tutti, ma proprio tutti, i tuoi e gli avversi e tocca a te partecipare alla storia, quella che si scrive e  si racconterà ai nipoti.

Mbappe’ Kylian Lorton, classe 98 e talento immenso  tocca proprio a lui, si avvicina con parsimonia al dischetto e ci  posa il pallone che dapprima hanno trattato bene gli altri.

I metri sono 11 e davanti ha un portiere che diventa enorme e la porta piccolissima, quasi quanto quella di un Subbuteo.

Una rincorsa e un’idea fissa la rete, spiazzando il portiere  fissando l’incrocio o l’angolino, ha già deciso, provato mille volte in allenamento, quando ti fermi con la nebbia e la pioggia mentre gli altri sono in doccia e segni sempre, ovunque e in tutti i modi.

Da Austerlitz a Waterloo il passo è breve, nella mente appare tutto, quasi un film horror, il calcio si imbatte in un guanto, tanto grande, quanto la desolazione.

È tutto ciò che rimane, un dischetto, un calcio, un paio di guanti.

Zero Biscuit di Mauro Lama

 

 

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