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Giambattista Piranesi, 5 episodi per (ri)scoprire un patrimonio culturale moglianese

Con l’arrivo del 2020 è giunto il momento di festeggiare il tricentenario della nascita del concittadino più famoso al mondo: Giambattista Piranesi. Egli è ritenuto dagli studiosi un artista che ha segnato la storia dell’arte. In cinque episodi andremo a (ri)scoprire un patrimonio culturale moglianese, cercando di conoscere la sua vita e la sua arte.

 

Ritratto di Giambattista Piranesi dal primo volume delle “Antichità Romane”

(PRIMA PARTE) GIAMBATTISTA PIRANESI – CENNI BIOGRAFICI

 

Il 4 ottobre 1720 nasce a “Mojano di Mestre” Giambattista Piranesi, figlio di Angelo e Laura Lucchesi. I Piranesi sono veneziani, ma sono domiciliati a Mogliano dove, probabilmente, il capofamiglia presta la sua opera in un cantiere. Con l’arrivo dell’inverno la famiglia rientra a Venezia e il piccolo Giambattista viene battezzato nella chiesa di S. Moisè l’8 novembre. Altre fonti, riferendosi al documento di battesimo, ritengono Piranesi veneziano di nascita; questa teoria, comunque, non chiarisce né smentisce, affatto, perché Francesco Piranesi, suo figlio, Antonio Canova e Jacques-Guillaume Legrand, testimoni diretti, siano, invece, concordi nel divulgare la nascita moglianese di Giambattista.

 

 

Egli cresce in un ambiente legato alla cultura e all’arte, apprende letteratura e storia antica dal fratello, monaco certosino, e dallo zio Matteo Lucchesi, architetto e funzionario della Serenissima Repubblica. In seguito, apprende i primi rudimenti di architettura e disegno presso l’architetto Giovanni Scalfarotto e, infine, inizia l’apprendimento dell’arte incisoria con Carlo Zucchi. Le doti del giovane e talentuoso ragazzo non passano inosservate, tant’è che nel 1740 Giambattista parte per Roma, come disegnatore, al seguito di Francesco Venier, nuovo ambasciatore della Serenissima presso il Papa. Giunto all’Urbe approfondisce la tecnica incisoria frequentando, per un paio d’anni, la bottega di Giuseppe Vasi, il quale era dedito, soprattutto, alla realizzazione di vedute romane.

 

 

Per comprendere la levatura del giovane Piranesi è significativo il fatto che egli, sin da subito, è riconosciuto maestro ed ha, in barba alla sua giovane età, la possibilità di firmare le sue incisioni. Nel 1741 firma cinque delle varie incisioni incluse in “Roma moderna distinta per rioni” e successivamente, nel 1743, pubblica “La prima parte di Architetture e Prospettive inventate ed incise da Giambattista Piranesi Architetto Veneziano dedicate al Sig. Nicola Giobbe”.  Nello stesso anno rientra a Venezia, dove ammira e frequenta Giambattista Tiepolo. Questa esperienza gli permette di approfondire la straordinaria capacità del Tiepolo di esaltare le sue rappresentazioni con una luce permeante e suggestiva, una luce, correlata alla dimensione epica dei sui temi pittorici.  Rientrato l’anno seguente a Roma, intraprende speditamente la sua carriera di incisore, firmando uno straordinario susseguirsi di capolavori dedicati alle piazze e alle rovine della Città Eterna e realizzando opere di pura invenzione “capricciosa”, come egli stesso le ha definite, quali le celeberrime “Carceri”.

 

 

Nel 1752 si sposa con Angela Pasquini, donna di umili origini, e dal matrimonio nascono Laura, Francesco e Pietro, i quali lo seguiranno nell’attività artistica e nella commercializzazione delle sue opere.  I rapporti con Venezia, comunque, non sono recisi, anzi, fortuna vuole che il 6 luglio del 1758 sia eletto allo scranno pontificio il nobile veneziano Carlo Rezzonico, col nome di Clemente XIII. Il neo Papa, ammiratore dell’artista conterraneo, sostiene sia la sua attività di architetto, in San Giovanni Laterano e Santa Maria del Priorato, sia quella di incisore.  Oramai Giambattista Piranesi è uno degli artisti più rinomati d’Europa, nel 1757 viene eletto membro onorario della Società degli Antiquari di Londra (gruppo di intellettuali dediti allo studio e alla promozione della storia), nel 1761 viene nominato Accademico di San Luca e, nel 1767, è nominato Cavaliere dello Speron d’Oro dal Papa stesso. In tarda età amplia la sua ricerca di suggestioni archeologiche, incidendo vedute di Albano e Castel Gandolfo. Muore mentre è impegnato alla realizzazione delle tavole dedicate a Paestum, il 9 novembre del 1778. Le sue spoglie riposano nella chiesa, da lui progettata e realizzata, di Santa Maria del Priorato, nella tomba fatta preparare da Clemente XIII e da suo nipote, il cardinale Giovanni Battista Rezzonico.

 

Facciata della chiesa di Santa Maria del Priorato a Roma, realizzata su progetto di Giambattista Piranesi, tra il 1764 e il 1765.

 

 

A cura di Michele Rovoletto

 

 

 

 

 

 

 

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