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“Fraternità ferita, fraternità ritrovata”: a Zelarino una serata su giustizia, perdono e pace

Un confronto tra voci diverse per riscoprire la fraternità come risposta alle ferite del presente

MESTRE (VE). Venerdì 28 novembre, presso il Centro Cardinal G. Urbani di Zelarino (VE), si è svolto l’incontro dal titolo “Fraternità ferita, fraternità ritrovata. Giustizia, perdono e pace”, organizzato dal Gruppo di Venezia della Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice. Una serata intensa e molto partecipata, dedicata a uno dei temi più urgenti del nostro tempo: la fraternità come risposta alle ferite della storia e come fondamento per una pace duratura.

A introdurre e moderare l’incontro è stata Paola Zuliani, referente FCAPP Venezia. I saluti iniziali e la meditazione introduttiva sono stati affidati a mons. Gianni Fusco, già Assistente Nazionale FCAPP.

La serata ha visto gli interventi di Padre Francesco Occhetta, Segretario Generale della Fondazione “Fratelli Tutti” e docente alla Pontificia Università Gregoriana e Franco Garonna, psichiatra e psicoterapeuta, direttore della Casa di Cura Park Villa Napoleon.

Il filo conduttore dell’incontro è stato la fraternità come principio sociale e politico, oltre che umano e spirituale. È emersa con forza l’idea che la fraternità non sia un concetto astratto, ma una pratica concreta capace di ricostruire relazioni spezzate a livello personale, familiare, sociale e istituzionale. In un mondo segnato da guerre, violenze e nuove forme di disuguaglianza, la fraternità è stata indicata come l’unico vero antidoto allo smarrimento collettivo.

Nel dibattito si è riflettuto anche sulle sfide poste dalla globalizzazione, che ogni giorno ci mette a contatto con persone di etnie, culture e religioni diverse. Le difficoltà esistono, ma è emerso come possano essere affrontate attraverso l’educazione, il dialogo e il coinvolgimento delle giovani generazioni, chiamate a diventare protagoniste di una nuova stagione di convivenza.

L’incontro si è chiuso con l’invito a tradurre la fraternità in gesti concreti, soprattutto nei luoghi della formazione, come le scuole, dove è possibile educare le nuove generazioni a uno sguardo più umano sull’altro. Una serata che ha lasciato un segno profondo e che ha rilanciato con forza una domanda decisiva: che cosa significa oggi essere davvero fratelli?

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