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“Esser poeta l’è gnént”

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a marzo tre incontri sulla poesia dialettale a Treviso

Verso la fine del mese di marzo ‒ mese della Poesia ‒ presso la Libreria Universitaria San Leonardo, in piazza Santa Maria dei Battuti a Treviso,  prenderà avvio la breve rassegna “Esser poeta l’è gnént” che vedrà Francesco Crosato leggere i versi più significativi di tre tra i più grandi poeti in dialetto veneto del Novecento: Ernesto Calzavara, Giacomo Noventa e Romano Pascutto.

È un’occasione per avvicinarsi ad una parte preziosa della nostra radice culturale e linguistica, il dialetto,  divenuto lingua poetica anche grazie al contributo e alla ricerca di questi autori. Sono voci che hanno saputo meticciare i contenuti della cultura contadina,  la forza dell’oralità,  a vere e proprie -e ardite- sperimentazioni ancora modernissime.

Più precisamente, il primo incontro (venerdì 27 marzo ore 18) avrà come titolo: “Bissaboa bassacuna busa barea…” e sarà dedicato ad Ernesto Calzavara(1907-2000), poeta trevigiano vissuto soprattutto a Milano, dove ha svolto la professione di avvocato. La sua poesia è contrassegnata da una grande tensione sperimentale, con quella sua mescolanza di italiano, dialetto trevigiano e milanese, inglese e perfino latino. Decisivo il ruolo svolto inoltre dall’ironia, come ci ricorda il titolo della serata, strettamente legato alla profonda ricerca spirituale che trova ispirazione anche nella cultura antroposofica e orientale.

La seconda serata (venerdì 3 aprile, ore 18) dedicata a Giacomo Noventa (1898-1960) avrà invece come titolo “Avèssimo avùo pietà”. Ci troviamo di fronte, in questo caso, ad un autore di grande spessore morale e di profondissima cultura. Un poeta che per molti anni, ad esempio, si rifiutò perfino di pubblicare i propri versi sostenendo che dovessero essere solo, come nell’antichità, espressi oralmente. Forte fu la sua opposizione alla cultura ufficiale del tempo che si esprimeva in un italiano, secondo lui, fin troppo retorico e scontato. Ciò che più colpisce di questo poeta, nato come dice il nome a Noventa di Piave (ma il suo vero nome era Giacomo Ca’ Zorzi), è il grande spessore intellettuale e i contatti che seppe stringere nel corso della vita con gli esponenti più importanti della cultura italiana ed europea.

La terza ed ultima lettura (sabato 18 aprile, ore 11) sarà infine dedicata all’opera di Romano Pascutto (1909-1982) e avrà come titolo “Áneme de puìna”. Scrittore terragno, cresciuto ai limiti della grande palude che delimita i territori bagnati dal basso corso del Livenza, è stato in stretto contatto con la popolazione della sua terra, con le sue sofferenze e le sue aspirazioni spesso soffocate. La sua arte ci pare “rude”, come dice Capasso, ed è invece consapevole, talvolta gentilissima. Si passa, aggiunge Fertonani, dall’asprezza verbale più cruda “all’abbandono verso una felicità appena intravista”. Pascutto è stato inoltre uno scrittore (si è misurato infatti anche col racconto e col romanzo) che ha saputo alternare l’impegno artistico con quello politico;  per molti anni, infatti, ha rivestito il ruolo di sindaco del suo paese natale: San Stino di Livenza. Questi tre grandi autori, possiamo concludere citando Montale, rappresentano al meglio i poeti che considerano il dialetto “una lingua vera e propria”.  Essi sono tra coloro i quali hanno saputo liberarsi, come ci ricorda Pancrazi parlando di Giotti (altro grande poeta in dialetto), “dal colore e dallo spirito dialettale”. Una cosa è infatti la poesia in dialetto, spiega il critico, una cosa è la poesia dialettale; quest’ultima trova “il suo nutrimento maggiore in atteggiamenti e sentimenti connessi al colore esterno, e all’ambiente delle parole che usa; è più folklore che poesia”,  anche se, ammette, chi scrive in dialetto corre sempre il pericolo di cadere nel “dialettale”.

Ingresso gratuito su prenotazione.

FRANCESCO CROSATO

Nato nel 1955 a Treviso, dove attualmente vive, laureato in filosofia a Venezia, ha dedicato la sua vita professionale all’insegnamento nelle scuole elementari e nelle scuole superiori (italiano e storia). Nell’ambito dell’attività letteraria, in italiano e in dialetto, ha pubblicato varie raccolte di poesie (Cos’hai che non parli…? S’ciantìzi; Sottocosta, viaggio solitario da Muggia a Cattolica), poemetti (No’ soło nónsoło; Calseti), fiabe (Ometti neri in camera) e un romanzo (Celestino, un’infanzia quasi felice). Performer e abile affabulatore, ha ideato e condotto moltissimi reading di poesia propria e altrui.

Tra i vari riconoscimenti, è stato premiato al Concorso di poesia “Lodi Città di Ada Negri”, ha vinto il “Premio Istrana”, finalista al Premio “Giuseppe Malattia della Vallata”, attestato di merito al Premio “Lorenzo Montano” di Verona.

Ha collaborato con importanti artisti (Licata, Celiberti, De Martin, De Bei, Santorossi, Brancher, Bellotto…), realizzando dei cataloghi d’arte.

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