Sabato 8 novembre nella Sala Rosso Coletti del Museo di Santa Caterina è stata organizzata una lettura scenica per ricordare Elsa Morante, scrittore
TREVISO – Così era intitolato il reading, che ha visto come voce recitante Lorena Daldin, il testo era di Franca Tamai e la la consulenza artistica di Silvia Busato.
I saluti istituzionali e l’introduzione sono stati di Franca Tamai.
Ricordiamo che Franca Tamai vive a Treviso e scrive racconti.
Per Piazza Editore ha pubblicato la raccolta Meglio il silenzio.
Collabora in riviste online e i suoi racconti sono stati premiati in diversi concorsi letterari nazionali e presenti su varie raccolte collettanee. Selezionati e letti nel programma radiofonico di Rairadio 1 Plot Machine, sono stati pubblicati nell’e-book di RaiLibri. Da questo testo è stato tratto il reading “L’artista allo specchio”.
Nell’introdurre l’evento, Franca Tamai ha citato un testo di Cesare Garboli, che descrive Elsa Morante in modo calzante. Dice di lei che non si sa da dove venga, alludendo alle sue umili origini.
Infatti, nata a Roma, al n. 7 di via Anicia, Elsa Morante trascorse la sua infanzia nel quartiere popolare del Testaccio. Figlia d’una maestra ebrea, Irma Poggibonsi – o Poggibonzi -, originaria di Modena, e di un impiegato delle poste siciliano, Francesco Lo Monaco; del padre naturale, che lei credeva essere solo il padrino, Morante venne a sapere solo a 14 anni. Elsa alla nascita fu riconosciuta da Augusto Morante, già marito di Irma, e sorvegliante in un istituto di correzione giovanile.
Continua Cesare Garboli , dicendo che la sua scrittura non lascia intravedere modelli.
Elsa Morante infatti incominciò giovanissima a scrivere filastrocche e favole per bambini, poesiole e racconti brevi, che a partire dal 1933, e fino all’inizio della seconda guerra mondiale, furono via via pubblicati su vari periodici di diversa natura, tra i quali si devono ricordare il Corriere dei Piccoli e soprattutto Oggi sul quale Elsa scrisse anche con degli pseudonimi maschili.
Continua sempre Cesare Garboli: mescola il linguaggio aulico e volgare nel calderone magmatico della sua creatività fattucchiera, immersa in un gioco segreto, che farà di lei la più ribelle voce della narrativa del secolo scorso. E forse proprio per questo che nel 1936 Morante conobbe lo scrittore Alberto Moravia , che sposò il 14 aprile 1941. Insieme, i due incontrarono e frequentarono i massimi scrittori e uomini di pensiero italiani del Dopoguerra, tra cui Pier Paolo Pasolini (con il quale Morante rimase a lungo in amicizia, prima del loro definitivo allontanamento, avvenuto intorno al 1971),Umberto Saba, Giorgio Bassani, Sandro Penna e molte altre personalità della cultura del suo tempo.
A proposito di Pasolini, di cui ricorre quest’anno l’anniversario dei 50 anni dalla sua scomparsa, fu quasi sempre accanto a lui durante la lavorazione dei suoi film degli anni sessanta.
Fu presente anche sul set di Il Vangelo secondo Matteo in qualità di aiuto-regista (non accreditata), e collaborò spesso, in forma anonima, alla realizzazione delle colonne sonore di questi film; l’unica colonna sonora che le sia stata accreditata, però, è quella di Medea (1969).
Ancora di lei dice Cesare Gadoli: una voce che non teme di guardare in faccia la realtà, meschina e triste dell’umanità, senza però sottrarre a questa realtà la sua profondità magica ed il suo mistero.
E a queste parole potrebbero riferirsi due tra i due suoi più celebri romanzi: L’isola di Arturo e la Storia.
Il primo, un romanzo di formazione, uscì in Italia nel 1957, per Einaudi, riscuotendo grande successo di pubblico e di critica (e vincendo il Premio strega ). Nel 1962 ne fu tratto anche il film omonimo , diretto da Damiano Damiani. Il secondo romanzo, ambientato a Roma durante la Seconda Guerra Mondiale, uscì nel 1974 (per volere della scrittrice fu pubblicato direttamente in edizione economica, nella collana einaudiana de “Gli struzzi”) ed ebbe subito un grande successo di vendite e fama internazionale, probabilmente perché parlava delle sofferenze dei civili in questo durissimo conflitto.
Cesera Garboli, il celebre critico letterario e teatrale, nonché traduttore e scrittore italiano, conclude questo cammeo su Elsa Morante, dicendo che Morante tiene insieme tutte le facce misere e miserabili dell’umanità, facendo deflagrare i contrasti. E ci riesce percorrendo una strada tutta sua.
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