Una continuazione ed una valorizzazione del Premio Mestre
MESTRE (VE) – Un pomeriggio piovoso autunnale è stato ravvivato da un evento a Mestre presso la Galleria Giacomazzi, dove ha sede l’associazione Trasparenze, la cui anima è Annie Lazzari.
Proprio lei, durante le premiazioni dei finalisti del Premio Mestre di pittura, è stata folgorata dal dipinto esposto per il concorso da Elisabetta Vignato, pittrice padovana, allieva di Emilio Vedova, che ha poi personalizzato ed elaborato la sua lezione, producendo delle opere emotivamente pregnanti, che coinvolgono coloro che le guardano e li fanno riflettere e rispecchiarsi in esse.
Eppure il Non Luogo che lei vuole rappresentare, ed è che è anche il titolo di questa sua personale, non è qualcosa di reale, anche se da un wash che si ritrova in tutte le opere qui esposte, quasi come in un gate di una quarta dimensione, parte poi la descrizione di una natura lussureggiante, delle cascate gorgoglianti, delle notti buie ma illuminate da luci straordinarie, come quelle degli occhi degli animali notturni o dei riflessi dei raggi della luna sulle creste delle montagne.
E tutto ciò per descrivere l’Armonia che lei ricerca nella Natura e che vuole offrire come alternativa spirituale anche al fruitore dell’opera d’arte. La possibilità di poter vedere e comprendere il suo percorso artistico e il messaggio che lei vuole dare è stato possibile grazie alla lungimiranza di Christiano Costantini, presidente del Circolo Veneto e presidente del Premio Mestre di Pittura, perché ha pensato di coinvolgere alcune associazioni o gallerie d’arte affinché adottassero un artista tra i finalisti per esporre le sue opere e poter meglio spiegare il proprio intento artistico.
La prima di queste opportunità si è proprio concretizzata martedì 21 ottobre alle ore 18,30 presso la Galleria Giacomazzi, dove Annie Lazzari ha presentato l’artista che ha ospitato insieme a Raffaele Pasqualetto, in rappresentanza del Comune di Venezia e di Marco Dolfin, critico d’arte, che ha sottolineato il cambio di rotta di Elisabetta Vignato dall’ astrattismo al figurativo, l’uso di colori molto raffinati, con timbri armoniosi, in cui emergono ricordi dell’infanzia.
Ha rilevato poi che nelle tele più grandi si scorge una dimensione orientale, in cui manca l’essere umano. Inoltre la stessa autrice, interpellata durante la presentazione, ha confessato che non dipinge su una tela bianca, ma la generazione dell’opera nasce da dei semi, da cui affiorano gli elementi materiali:acqua, vegetazione, ecc. Ha poi sottolineato come la ricerca della natura, intesa come benessere ed armonia, l’importanza delle piante per la sopravvivenza del genere umano, sia per il benessere fisico e mentale siano i temi dei suoi dipinti.
E’ una mostra che coinvolge emotivamente e che merita quindi di essere visitata per comprendere meglio le motivazioni per cui questa artista è risultata tra i finalisti del Premio Mestre di Pittura e cogliere l’opportunità che questo prolungamento della competizione nelle gallerie e nelle associazioni può dare per una maggiore e migliore fruizione delle opere e per una maggiore comprensione e valorizzazione degli artisti che vi hanno partecipato.
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