In occasione del centenario di Eleonora Duse, definita da Gabriele D’Annunzio “La Divina”, si è tenuto un incontro culturale alla Fondazione Ernesta Besso di Roma in Piazza di Torre Argentina, martedì 22 ottobre 2024.
ROMA. All’incontro, organizzato dalla giornalista Annalisa Mancini, sono intervenute la professoressa Gina Guandalini e L’architetto Paola D’Incecco, che hanno presentato le molteplici sfaccettature della figura della più famosa attrice italiana tra la fine dell’Ottocento e il primo ventennio del Novecento.
Eleonora Duse mise in discussione il modo di recitare del suo tempo ed aprì una nuova stagione del teatro moderno, con il suo stile nervoso, essenziale, non enfatico, fatto di lunghi silenzi, di una gestualità e di una mimica molto personali. Persino il regista teatrale russo Stanislavski prese ispirazione da lei per il suo metodo di insegnamento teatrale, che si basava sull’immedesimazione dell’attore nel personaggio da interpretare.
La novità e la modernità del suo stile la portarono a scegliere un repertorio di opere che appartenevano alle principali correnti dell’epoca: il Naturalismo francese, il Verismo italiano, il Decadentismo. Rappresentò tra i tanti personaggi femminili le protagoniste di opere come: “Teresa Raquin” di Zola, “La signora delle camelie” di Dumas, “La Cavalleria Rusticana” di Verga, “ Casa di bambola” di Ibsen, “La Figlia di Jorio” di Gabriele D’Annunzio.
La vita di Eleonora Duse iniziò e finì in una stanza d’albergo: nacque infatti da due attori di Chioggia nella stanza di un alberghetto di Torre di Vigevano nel 1858 e morì di broncopolmonite a 65 anni nella stanza dell’Hotel Schenley di Pittsburg in Pennsylvania nel 1924. La sua vita di attrice appassionata del suo lavoro la portò a viaggiare sia in Italia che all’estero, tanto che con le sue tournée fece due volte il giro del mondo. Era l’erede di quella secolare tradizione di attori italiani girovaghi che dalla seconda metà del XVI secolo portarono l’arte del teatro negli più lontani angoli della terra.
Eleonora fu figlia d’arte, nacque da una coppia di attori clodiensi, che le fecero calcare le scene fin da piccola, iniziò a 4 anni ad interpretare il personaggio di Cosette dei Miserabili di Victor Hugo.
Trascorse l’infanzia e l’adolescenza girando di città in città con la compagnia teatrale dei genitori, il che le impedì di compiere studi regolari. Aveva un’anima passionale, una sensibilità straordinaria, una volontà forte, ma la sua salute era malferma e il suo spirito sempre inquieto.
Si sposò una sola volta, con l’attore Tebaldo Marchetti, dal breve e sfortunato matrimonio ebbe una figlia: Enrichetta.
La vita della Duse fu costellata di molti amori, tra i meno noti quello con il letterato e musicista Arrigo Boito, appartenente alla corrente letteraria della Scapigliatura milanese, il quale tradusse per lei alcune opere di Shakespeare che ella magistralmente interpretò. La relazione più nota è invece quella che intrattenne per una decina d’anni, tra alti e bassi, con Gabriele D’annunzio, il quale ne rivelò i particolari in modo così esplicito da dare scandalo nel romanzo “Il Fuoco” pubblicato nel 1900.
Per un periodo i due amanti abitarono vicini, lui nella villa detta Capponcina, un’antica villa della nobile famiglia Capponi a Settignano, lei nella vicina villetta della Porziuncola.
Molti degli eventi che segnarono i loro rapporti sono racchiusi nella raccolta di lettere, rinvenute recentemente negli archivi del Vittoriale, pubblicate con il titolo di “Come il mare io ti parlo”, che coprono un arco che va dal 1894 al 1923.
La scrittrice Annamaria Andreoli nel suo libro “Più che l’amore” sostiene che sì la Duse fu sfruttata, tradita e umiliata da D’Annunzio, ma in realtà non fu una sua vittima, ebbe una personalità carismatica, di donna moderna e indipendente, che sapeva trarre dal rapporto con il poeta Vate il massimo profitto per la sua carriera teatrale.
Per il centenario della sua scomparsa le sono stati dedicati convegni e mostre, tra le più significative quella alla Galleria di Palazzo Cini a Venezia dal titolo: “Eleonora Duse. Mito Contemporaneo” in cui sono riunite incredibili testimonianze messe a disposizione da una delle sue eredi, come abiti e costumi di scena, sceneggiature annotate e lettere autografe, contratti teatrali e oggetti personali.
Fu una donna tormentata, una artista in cui arte e vita si sono drammaticamente intrecciate, arricchendo di sfumature e di caratteristiche uniche le sue interpretazioni teatrali.
Interpretazioni che l’hanno resa famosa in tutti i più importanti teatri del mondo, dove pur esprimendosi sempre in italiano, tutti comprendevano i significati grazie alla sua gestualità e alla mimica del suo volto sempre senza trucco,
Eleonora Duse ha portato l’arte interpretativa ai massimi livelli ed è per questo che ancora oggi, a 100 anni dalla sua scomparsa, la ricordiamo ancora.
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