Nel mese di marzo, appena giunto al potere in virtù di cataclismi governativi che avevano fatto temere il peggio, visto l’ostracismo verso elezioni e cambi di rotta il neo premier Mario Draghi tuono’ tra il serio e il faceto in una sottile reprimenda verso gli anglismi e tutto quello che si vergava in straniero,tipo babysitting e smart working, pronunciata male quest’ultima in una diretta televisiva dall’allora Presidente Giuseppe Conte che scivolò sul neologismo.
Ma ecco che un centinaio di giorni dopo la cabina di regia cosa ci regala? L’ennesima “inglesata” di turno, manco non fosse bastato Donnarumma a stordirli ai rigori complice la Macumba di Chiellini.
Quest volta sugli scudi sale il Green pass, una sorta di salvacondotto, un lasciapassare che dovrà essere mostrato, ma c’è già chi ostenta, per varcare l’uscio di cinema, ristoranti al chiuso, eventi e sport con sanzioni in pecunia fino a mille euro e via andare. La condizione per averlo e agitarlo a mo’ di simulacro o mostrarlo sul petto come uno scudetto cucito è il vaccino fatto o raddoppiato.
Il pass come spallata decisiva verso lo spauracchio di nuove chiusure viste le nuances cromatiche che accennano a rivestire alcune regioni o misura illiberale e anticostituzionale? E qui si agitano gli schieramenti politici che si preparano al duello, che non sarà robetta.
Infine ciliegina sulla torta in bellavista la proroga dello stato di emergenza fino a San Silvestro il 31 dicembre con poteri e procedure più snelle e veloci all’occorrenza, urgenti.
E la chiamano estate.
Instacult di Mauro Lama
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