Italo Svevo ha vissuto un periodo della sua vita, dal 1899 al 1914, confinato a Sacca Serenella, a Murano, costretto a dirigere la filiale della fabbrica chimica di vernici di proprietà dei suoceri Veneziani, che aveva sede a Trieste. I muranesi che lo vedevano lavorare in fabbrica ignoravano la sua grande capacità di scrittore, a quel tempo non riconosciuta nemmeno dagli italiani. Aula Magna Ateneo Veneto, lunedì 18 dicembre alle 18.00.
Ma nei quindici anni trascorsi nell’isola, descritti con meticolosità nelle lettere alla moglie Livia, e negli abbozzi di racconti scritti di nascosto dalla terribile suocera imprenditrice, Ettore Schmitz-Italo Svevo si allena per scrivere poi quello che sarà il suo capolavoro, “La coscienza di Zeno”, quando nel 1917 l’Austria chiuderà gli stabilimenti Veneziani perché la famiglia Veneziani non vuole rivelare agli austriaci la formula chimica, artefice del successo economico della ditta.
Grazie a questo romanzo, il campo in Sacca Serenella oggi si chiama Campo Italo Svevo.
Paolo Puppa legge una scelta di queste missive scritte da Svevo a Livia e tratte dal suo libro “Lettere in scena” e poi completa il tutto con una lettera di sua invenzione, tratta da “Lettere impossibili”, in cui immagina lo scrittore triestino mentre si rivolge a Luigi Pirandello in cerca di aiuto nella carriera di letterato.
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