Lo spettacolo Feste ha incantato il pubblico
Spesso si va teatro come una buona abitudine e si scelgono gli spettacoli per genere o per affinità culturali. In realtà in questo caso le persone, a meno che non conoscano già il genere, rimangono stupiti di ciò che vedranno nel palcoscenico.
Infatti lo spettacolo inizia e finisce con il sipario aperto e mentre il pubblico prende posto, già compaiono i primi personaggi, che però hanno qualcosa di particolare che li caratterizza: delle grandi maschere in gomma.
Poi inizia la storia di questo spettacolo.
In una maestosa villa sul mare, tutto è pronto per la celebrazione di un matrimonio e della conseguente festa. Dietro la villa, si nasconde un cortile, sporco e caotico, dove il personale lavora senza sosta per cucinare, preparare, sorvegliare, pulire, riordinare. Dal custode al cuoco, dalla donna delle pulizie al direttore, tutti fanno del loro meglio per rendere la festa nella casa padronale un’esperienza indimenticabile. All’ombra della villa, la servitù cerca di assicurarsi il proprio posto nel rigido ordine gerarchico. Condannati a passare una vita in secondo piano, lottano per la dignità e per il rispetto dei forti e dei ricchi.
Quando una donna fa la sua apparizione nel cortile, questo ordine viene lentamente ma inesorabilmente scardinato. Incinta e con uno zaino pesante cerca rifugio nel cortile. In cambio di protezione e dello stretto necessario, offre discretamente il suo aiuto. Come per magia, la sconosciuta tesse una fitta rete di relazioni e la vita dei residenti e del personale inizia a cambiare in modo impercettibile. La rigidità lascia il posto alla flessibilità, i desideri irrealizzabili vengono esauditi e gli attacchi di panico vengono placati dalla forza della nuova vita.
Mentre il matrimonio viene celebrato nella villa con glamour, feste e danze, la celebrazione della vita avviene nel cortile, con tutti i suoi abissi e le sue contraddizioni.
Feste è una favola senza parole per adulti, in una poetica miscela di tragedia e slapstick. Una storia sulla ricerca della felicità individuale, ma dietro la quale si nasconde ben altro.
Soprattutto alla fine dello spettacolo si scopre che la miriade di personaggi è stata interpretata solo da tre uomini, che li hanno saputi caratterizzare non solo con la maschera e gli abiti, ma con una mimica eccezionale, senza usare neppure una parola.
Si tratta della compagnia teatrale Familie Flöz, o Familie Floez che è una compagnia di teatro internazionale residente a Berlino.
Gli spettacoli che la compagnia realizza e produce prendono vita da un lungo processo introspettivo e collettivo che attraversa differenti discipline teatrali fra le quali il teatro di figura, il teatro di maschera, la danza, la clownerie, l’acrobazia, la magia e l’improvvisazione.
Nel suo lavoro teatrale la compagnia utilizza un linguaggio del corpo non convenzionale che attraverso l’uso di maschere e travestimenti rivela ciò che è nascosto nell’animo dell’essere umano.
La Familie Flöz si avvale di mezzi definiti “antelinguistici” poiché le maschere non hanno solo una forma, ma anche un contenuto, che si sviluppa con la maschera e la recitazione, fino all’atto simbiotico con l’attore come risultato finale.
Gli spettacoli della Familie Flöz sono stati rappresentati in ben 34 nazioni.
Tutto nasce nel 1994, quando un gruppo di studenti della scuola del corso di mimo della Follkwang Universitat di Essen (nota per avere avuto fra il corpo docenti Pina Baush), iniziò a fabbricare artigianalmente delle maschere per sperimentare nuove forme espressive. Fra questi studenti vi erano Hajo Schüler, Markus Michalowskie e in seguito il regista Michael Vogel.
Nel 1996 grazie al permesso del Westfälische Industriemuseum (Museo dell’industria della Westfalia) che allora fece loro da sponsor, la compagnia poté utilizzare lo spazio di una dismessa fabbrica di carbone a Bochum, per le prove dei propri spettacoli. Proprio in questo spazio fu rappresentata l’opera originale “Familie Flöz kommt über Tage”, un omaggio ai lavoratori del bacino della Ruhr. Il successo non tardò ad arrivare sia da parte del pubblico che della critica, grazie al quale si susseguirono repliche dello spettacolo in varie parti d’Europa, fra cui Francia, Olanda, Danimarca e Slovacchia.
A partire dal Festival di Edimburgo nell’anno 2001 la compagnia, che prima si chiamava “Flöz Production” adotta il nome odierno di Familie Flöz.
Il nome deriva dalle piccole striature “Flöz” costituite da minerali preziosi che sono presenti nelle pietre minerarie. Come accade per i materiali preziosi, la bizzarra famiglia viene alla luce dalla profondità della crosta terrestre. La metafora rappresenta perfettamente il percorso di sviluppo e creazione delle storie e dei personaggi della compagnia nel loro processo creativo di un linguaggio, che parte da una fase chiaroscurale e finisce nell’atto simbiotico fra maschera e attore.
Nel 2006 in Italia fu fondata dal direttore artistico e di produzione della compagnia Gianni Bettucci; la Flöz Sommer-Akademie.
L’Accademia si svolge ogni anno presso lAbbazia di san Giusto a Tuscania e accoglie nei mesi centrali del periodo estivo, circa 30 giovani attori ed artisti provenienti da tutte le parti del mondo. Nell’accademia guidata da Valentina Bordenave, Björn Leese, Thomas Rascher, Hajo Schüler, Michael Vogel viene proposto un lavoro che spazia dalla recitazione con la maschera, allo sviluppo di figure e scene, fino alla costruzione della maschera.
Alla fine del 2013, la compagnia si trasferisce a Berlino Weißensee dove lo Studio Flöz è diventato un centro di produzione e creazione per il teatro fisico e internazionale
Come si può ben capire dalla storia straordinaria di questa compagnia teatrale, non si può che aspettarsi che qualcosa di originale e mai visto prima. Quindi se vi siete persi gli spettacoli a Treviso, rincorreteli nei teatri delle città vicine. Assolutamente imperdibili.
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