Site icon Il Nuovo Terraglio

A Oderzo la mostra “Un ragazzo d’oro Paolo Rossi & the football legends”

Inaugurata a Palazzo Foscolo, Oderzo, la mostra è una leggendaria cavalcata nella vita di Paolo Rossi, dalla sua infanzia fino al trionfo del Mundial 82

L’esposizione, visitabile dal 12 settembre al 12 ottobre 2025, organizzata da World Camp International e Memorabid, la principale casa d’aste in Europa dedicata ai collectibles, è stata voluta e promossa dall’Associazione Insieme per Vincere e dalla Fondazione Oderzo Cultura per i valori da essa promossi, e ha visto presenti al vernissage tra gli altri, Antonio Cabrini, Gianluca Zambrotta e Federica Cappelletti, moglie di Paolo Rossi e Presidente della Lega Serie A femminile. Da non perdere anche la sezione dedicata ai campioni opitergini Zigoni, Faloppa e Gregori.

La parabola perfetta del campione di Prato, che diventa d’oro una notte a Madrid, passando tra le numerosissime maglie da gioco di compagni e avversari, che trasmettono emozione e quel sudore dei campioni, che ancora sembra quasi palesarsi. I fasti vicentini, memorabile la fotografia con mister Fabbri, il contratto originale di una delle innumerevoli stagioni, il cartellino con la sua fotografia. Cimeli unici e imperturbabili.

Fotografie che ovviamente desiderano non solo raccontare, ma anche lasciare lo spettatore libero di immaginare e rivivere, da Prato, sua città natale, ritratto con Papà, mamma e fratello, con Paolo che diventa uomo, passando da Vicenza, il lanerossi, la perfetta alcova con quella indimenticabile maglia biancorossa che lo plasma, lo modella e lo proietta nel calcio che conta, senza avere ovviamente ancora percezione di quello che avverrà. Ma consapevole di contare su di un ragazzo speciale. Innamorato della vita, con il suo immancabile sorriso.

Perugia, Juve, il tormento del totonero, con le sue scorie, le ginocchia fragili, ma anche tanta volontà e passione, unite al talento del grande campione, con quel fiuto del gol e quella rapidità, forse mai così vista in area di rigore, il suo palcoscenico dove mettere in mostra doti e genio.

Giorgio Lago lo definì Pablito e cosi fu per sempre, Enzo Bearzot sospese i giudizi per due anni e decise di staccare un biglietto per lui, destinazione Mondiale 82, in Spagna. Il resto diventerà storia con la tripletta al Brasile, il titolo di capocannoniere e i gol rapinosi, fulminei. Fino all’11 luglio la notte della finale al Bernabéu di Madrid, dove non ci fu solo l’assegnazione della Coppa del Mondo. Il ragazzo di Prato divenne d’oro e regala ancora oggi a tutti noi la bellezza di un trionfo e di una traiettoria perfetta. Come il suo numero nove, i suoi gol e le braccia protese in alto, verso quel cielo che lo ha rivoluto con sé troppo in fretta.

Zero Biscuit di Mauro Lama

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

Exit mobile version