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Zahra Ahmadi: “Siate la voce delle donne afghane nel mondo”

2 minuti di lettura

L’attivista arrivata in Italia grazie all’appello del fratello ha parlato in occasione del Festiva della Politica

Quando abbiamo parlato di lei per la prima volta, Zahra Ahmadi sembrava un’entità lontanissima. Indifesa e in pericolo, i suoi vocali inviati tramite WhatsApp al fratello Hamed hanno bucato orecchie e cuore, recapitando via etere tutta la tensione e la paura dei quei giorni di ferragosto, lasciandone tracce indelebili.

Oggi la voce di Zahra è più forte e chiara che mai. Quasi regale, solenne. La giovane afghana, finalmente salva in Italia, parla in occasione del Festival della Politica insieme all’On. Piero Fassino e il direttore dell’Espresso Marco Damilano, con la fermezza di chi pretende delle risposte alle sue domande, con la tenacia di chi non si accontenta di un silenzio disinteressato o tantomeno di rapporti di convenienza.

L’occasione è la conferenza sulla situazione in Afghanistan promossa dal Festival che da 10 anni si svolge nel cuore di Mestre, si svolge in una data molto particolare. È l’11 Settembre, il ventesimo anniversario dell’attentato alle torri gemelle.

Zahra Ahmadi apre il suo discorso con un riferimento a questa data: porge le condoglianze da parte delle donne afghane a tutte le madri americane che hanno perso figli e cari in quel terribile pomeriggio di venti anni fa.  Sottolinea anche che quello che è successo quel giorno a New York accade ogni giorno in Afghanistan e qui la prima domanda: “Perché le nostre uccisioni non hanno la stessa rilevanza di quelle americane?”

L’attivista afferma con forza che il suo popolo non hai voluto la guerra. Gli americani, entrati 20 anni fa in Afghanistan per sconfiggere il terrorismo, se ne sono andati lasciando il Paese nelle mani di un terrorismo che non se n’è mai andato e che anzi ora è ancora più forte e totalitario.

Zahra Ahmadi chiede alla Comunità Internazionale di intervenire, di non rimane a guardare, di non riconoscere il potere politico dei talebani e chiede a gran voce che prenda una posizione contro quei Paesi come il Pakistan che appoggiano il loro governo.

È notizia di questi giorni la dichiarazione degli studenti coranici circa la situazione delle donne: non potranno fare sport e, di certo, non faranno le ministre. Il loro compito è solo quello di rimanere a casa e partorire. I diritti fondamentali sono stati calpestati. Ancora una volta.

Ma le donne Afghane sono cambiate, sono scese in piazza e non sono più le stesse di 20 anni e quando abbiamo chiesto a Zahra in cosa sono diverse ci ha risposto che “prima non sapevano cosa significasse protestare. Quando protesti sei consapevole dei tuoi diritti, le mie “sorelle” hanno conosciuto i loro diritti e ora non vogliono perderli” e continua con un appello: “Non dimenticate le donne afghane, continuate ad essere la loro voce in tutto il mondo. Avete già cominciato!”

L’emozione è palpabile e il coinvolgimento della platea è massimo, Zahra parla e racconta con sicurezza e forza, senza gesticolare, senza scomporsi. Con fermezza e determinazione. Chiude poi il suo intervento con una citazione presa dal film Schindler’s List: “Se riesci a salvare una persona, hai salvato il mondo. Voi avete salvato me. Grazie!”

Una vittoria certo, ma non è ancora abbastanza. Rimane un popolo sotto scacco della violenza. Donne che stanno perdendo la loro dignità, ragazzine che non potranno studiare. E poi ci sono i 4980 Afghani rifugiati in Italia, per la maggior parte giornalisti, professori universitari, studiosi. I depositari della cultura afghana che non possono vivere da profughi. È il momento di occuparci anche di loro.

Lorenza Raffaello

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