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Water Light Festival a Bressanone

4 minuti di lettura


Un evento che abbellisce con proiezioni di luce

Il Bressanone Water Light Festival si svolge ogni due anni a maggio. L’idea del festival è nata nel 2015 dopo la prima dello spettacolo di luci e musica all’Hofburg di Bressanone. La prima edizione del Festival si è poi tenuta nel maggio 2017.

L’edizione del 2026, dal 29 aprile al 16 maggio, si svolgerà nell’ambito diImagine Peace, un progetto cofinanziato dall’Unione Europea che promuove la collaborazione e un senso di unità e connessione tra cinque diversi festival della luce europei.

Oltre al Brixen Water Light Festival, i festival partecipanti sono Copenaghen (Danimarca), Essen (Germania), Oslo (Norvegia) e Pola (Croazia).  Attraverso la collaborazione artistica transfrontaliera, promuove una visione condivisa di pace e sostenibilità, coinvolgendo persone di età e culture diverse. Con il supporto dell’Università di Innsbruck (Austria) e di Eurac Research (Italia), il progetto mira a misurare in modo empirico il suo impatto sostenibile. Valorizzando la diversità culturale, evidenzia valori comuni e un’aspirazione collettiva a un futuro pacifico.

Artisti locali e internazionali trasformano in questa occasione fontane e tesori culturali in una galleria a cielo aperto con le loro idee creative. Le riflessioni sugli aspetti ecologici, economici e sociali intorno all’acqua e luce costituiscono la base dei lavori artistici. Sotto il motto “L’acqua è vita – la luce è arte”, è stato creato un percorso artistico nel centro storico di Bressanone.

C’è la possibilità ogni sera alle ore 21,15 di partecipare ad una  visita guidata, insieme a un esperto/un’esperta per dare uno sguardo dietro le quinte del Water Light Festival di Bressanone e approfondire il mondo dell’arte della luce. Sarà perciò possibile visitare i punti d’acqua ed i tesori culturali e storici che artisti locali e internazionali hanno trasformato in una galleria all’aperto con le loro idee creative.

Ma ora andiamo un po’ a descrivere i vari progetti. Ad esempio nei Portici Maggiori c’è una installazione di Claudia Reh, Fractions . E’ un progetto luminoso in costante evoluzione; un’opera aperta nata nell’ambito di Imagine Peace. Ogni guerra lascia dietro di sé macerie: non solo città distrutte, ma anche valori, speranze e relazioni umane infranti. Fractions affronta questi frammenti.

Ispirato alla forma d’arte giapponese Kintsugi, in cui le fratture vengono rese visibili con l’oro, il progetto affronta il tema delle tracce delle ferite e della possibilità di una nuova connessione. Cicatrici, imperfezioni e fratture rimangono volutamente visibili. L’installazione si estende su diversi edifici nelle città partecipanti e integra elementi di festival e workshop precedenti. Fractions si considera un processo, proprio come la pace è un atto continuo e comune. Lungo i Portici Maggiori viene creata una proiezione fluida che ricorda un fiume. In essa galleggiano frammenti e ritagli di immagini, creati dai visitatori dei precedenti festival di Essen e Copenaghen, che gradualmente si compongono in un’immagine comune.

Nella Collegiata della Madonna invece si può ammirare dal vivo come si crea un’opera d’arte con la sabbia, grazie a Olga Kryzhanovska & Svitlana Danylchenko. Sempre nell’ambito del progetto Imagine Peace,  possiamo vedere una prospettiva femminile su guerra e pace, segnata sia dall’esperienza fisica della maternità che da quella della fuga e dell’esilio. Mentre sono gli uomini a iniziare le guerre, essi rimangono al contempo figli, nati un tempo da donne.

Dal punto di vista di una madre, ogni bambino possiede un valore unico e incondizionato, laddove la guerra cancella l’individualità e subordina la vita umana a idee astratte. Al centro della performance vi è un’animazione di sabbia creata attraverso la luce e la proiezione. Immagini fugaci prendono forma davanti al pubblico, creando un dialogo visivo, che mette a fuoco la fragilità e il valore intrinseco della vita umana, risvegliando l’empatia e invitando a una riflessione su pace, responsabilità e compassione.

Olga Kryzhanovska è un’artista ucraina di sand animation, psicologa e arteterapeuta, che vive e lavora in Norvegia. Ha sviluppato il metodo VSR (Visual Stress Reduction) ed esplora nel suo lavoro le emozioni e i valori universali attraverso la letteratura, la poesia, la musica e la storia. Le sue performance fondono animazione, teatro d’ombre ed elementi narrativi.

Svitlana Danylchenko, anch’essa artista e designer ucraina residente in Norvegia, utilizza effetti visivi, illusioni e teatro d’ombre per dare vita a performance poetiche ed espressive, ispirate al folklore, alla letteratura e alle esperienze personali. Entrambe sono co-fondatrici del gruppo di sand animation Lysteater.

In Piazza Maria Hauber invece vi è un’installazione di Julia Shamsheieva , che si intitola Voice of ukraine. from shadows to radiance, spirits awakened.Quest’operarivela la forza interiore e la resilienza del popolo ucraino. Radicata in una cultura secolare, ma interpretata con sguardo contemporaneo, l’opera pone al centro la figura femminile come simbolo dell’Ucraina.

Dolya,Nedolya,Bereginya e Morena rappresentano il destino, la prova, la protezione e la rinascita: interpretazioni artistiche di miti ucraini inserite in un più ampio contesto culturale europeo. L’animazione mostra un volto cantante parzialmente velato, ispirato alla bambola Motanka ,la tradizionale bambola senza volto, simbolo di protezione e armonia. In un gioco di luci e ombre, la proiezione racconta la memoria, la perdita e la speranza, accompagnata da una composizione sonora che fonde motivi dei canti tradizionali ucraini con arrangiamenti contemporanei.

Infine in Piazza Duomo possiamo trovare On Blank Pages , un’installazione luminosa poetica, che trasforma lo spazio pubblico in un luogo di libera espressione, offrendo spazio a contributi anonimi e non censurati. Migliaia di pagine bianche formano un archivio-collage in continua crescita, composto da parole, disegni e pensieri, che si ricompone costantemente grazie al movimento del vento, svelandosi in composizioni sempre nuove.

Nasce così un archivio vivente di emozioni collettive: intimo e politico, fragile e al contempo potente. L’opera invita a fermarsi, a riflettere e a inserire la propria voce in un dialogo comune. L’incontro, la paternità dell’opera e la creatività collettiva diventano tangibili, mentre lo spazio stesso si fa custode di queste storie e gli spettatori diventano parte di questo insieme dinamico e poetico.

Ecco solo alcune delle emozioni che potrete provare percorrendo le vie di Bressanone fino al 16 maggio dalle 21 a in poi. Ricordatevi però che alcune installazioni hanno degli orari fissi perché sono dei progetti speciali. Non perdetevi questa occasione, perché questo è un evento biennale che tornerà solo nel 2028.

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