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Wargame, giochi di guerra

2 minuti di lettura

Pioggia di missili, l’Iran attacca Israele

MEDIO ORIENTE. Ieri sera, abbiamo assistito in diretta allo spettacolare attacco dell’Iran contro Israele.  Per noi spettatori sembrava un wargame, i giochi con cui si testano le conseguenze di un possibile scontro, un modo di esplorare gli effetti della guerra in attesa di un combattimento reale.

Un wargame di strategia, che si gioca sul terreno, questa volta di Israele, su cui sono caduti le centinaia di missili lanciati in due attacchi consecutivi dall’Iran verso Tel Aviv e Gerusalemme, le due principali città di Israele. Per respingere questa potenza di fuoco, lo stato ebraico ha usato la contraerea nel tentativo di intercettare i missili. Si  parla di 10 milioni di persone come potenziali obiettivi del bombardamento di Teheran.

Quale sarà la risposta di Israele a questo attacco?

L’Iran avverte: “se Israele risponde militarmente affronterà risposta più dura”

Dagli Stati Uniti, dal consiglio di sicurezza nazionale, il portavoce Savett dichiara: «Il presidente e la vicepresidente monitorano l’attacco iraniano contro Israele dalla Situation Room e ricevono aggiornamenti. Il presidente ha dato indicazione all’esercito americano di aiutare Israele nella difesa e abbattere i missili che puntano verso Israele». Ecco alcune dichiarazioni dell’ Esercito israeliano in Libano: “Hezbollah tramava un altro 7/10” da qui la motivazione di attaccare mentre l’ Unifil commenta : “Violata risoluzione Onu”.

I 1100 soldati italiani presenti nella zona cuscinetto del Libano

Non va dimenticato che l’Italia ha più di mille soldati facenti parte della missione di pace su quel fronte.  Crosetto, ministro della Difesa cerca di rassicurare gli italiani spiegando che i nostri soldati sono al sicuro nei bunker.

Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio chiede  al primo ministro libanese un impegno congiunto per il cessate il fuoco. Le diplomazie sono al lavoro per “congelare” in qualche modo questo scontro che rischia di far saltare tutto il Medio Oriente.

Una guerra ibrida

Una guerra ibrida. È questa la definizione che tutti gli analisti danno di ciò che sta succedendo in Medio Oriente. Non abbiamo una guerra totale, come ci ha insegnato nel secolo scorso l’esperienza terribile delle due guerre mondiali.

Ma oggi assistiamo da vicino a zone del mondo che si confrontano e si scontrano con armi sempre più potenti, supportate dai Paesi che non sono direttamente  coinvolti in guerra. Come nei film assistiamo ad eventi terribili, come il 7 ottobre 2023, quando i miliziani di Hamas attaccarono in modo sorprendente il territorio di Israele, uccidendo quasi 1200 persone e rapendone 250, molti dei quali sono stati uccisi mentre di altri ostaggi non si sa quasi nulla. Abbiamo visto in questi giorni gli attentati con i cercapersone,  in cui uomini saltano in aria come birilli, i capi di associazioni nemiche ad Israele colpiti ed uccisi, con missili di precisione a 15 metri sotto terra, nascosti nei loro bunker. 

Dicono gli analisti

“Non esiste più la guerra nel senso classico. Oggi assistiamo ad una guerra ibrida, in cui il diritto internazionale ha una presenza scarsissima perché non viene rispettato. –Spiegano gli analisti-è necessario rivedere il concetto di guerra da contenere all’interno di norme che tutti rispettino. C’è poi il problema di ciò che oggi viene inteso come terrorismo. Anche in questo caso è un concetto che la comunità internazionale deve ridefinire in un nuovo quadro riconosciuto da tutte le nazioni, altrimenti tutti gli atti sono giustificati sulla base di una causa specifica”.

Nel frattempo in questi giorni è sicuramente passata in secondo piano la guerra in Ucraina. Un conflitto sul terreno che dura dal febbraio 2022 e non sembra vedere una fine a breve termine. Putin ha firmato in questi giorni il decreto per la leva autunnale, mentre i suoi soldati entrano a Vuhledar nel Donetsk. Un conflitto che coinvolge direttamente i Paesi del mondo occidentale e la stessa Nato, ma non sembra possa esserci una conclusione nell’immediato.

Crediti fotografici: AGI, Ansa.it

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