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Vivaldi e la Primavera di Damiano Micheletto

Tra i film che si possono vedere al cinema in questo periodo natalizio è da mettere in evidenza senz’altro il filmPrimavera  di Damiano Micheletto, che è un regista teatrale e  cinematografico italiano, conosciuto per le sue produzioni nei maggiori teatri e festival europei

ITALIA. Damiano Michieletto è veneto: infatti  cresce a  Scorzè (VE). Si laurea in lettere moderne  presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e si diploma alla Scuola d’arte drammatica Paolo Grassi di Milano. Il suo debutto registico avviene con una produzione di Švanda dudák (Svanda il pifferaio) del compositore ceco Jaromir Weimberger, al Wexford Festival nel 2003.

Il suo trampolino di lancio è la partecipazione al Rossini Opera Festival di Pesaro, dove debutta nel 2004 con Il trionfo delle belle di Stefano Pavesi; nel 2007 cura la regia de La gazza ladra  che gli vale il prestigioso Premio Franco Abbiati.

A questo teatro lui è particolarmente legato, visto che  nonostante le numerose altre collaborazioni con i teatri più prestigiosi di Italia (la Fenice, il Teatro alla Scala, l’Opera di Roma) e quelli internazionali (Zurigo, Salisburgo, Berlino), quest’anno tornerà al Rossini Opera Festival con l’allestimento della Scala di Seta.

Dobbiamo anche ricordare che Michieletto è Direttore Creativo della Cerimonia di Apertura dei Giochi Olimpici invernali della Fondazione Milano Cortina 2026, in programma il 6 febbraio 2026 allo Stadio San Siro di Milano.

Ma in questo caso per la prima volta esce dalla sua confort zone delle regie teatrali per cimentarsi in esperienza cinematografica. Sceglie comunque due aspetti che sono a lui familiari: la sua Venezia  e la musica, questa volta di Vivaldi.

Il film, basato sul romanzo Stabat Mater  di Tiziano Scarpa, racconta la storia di una ragazza, Cecilia, ospite dell’Ospedale della Pietà, uno dei tanti luoghi pii di Venezia del Settecento, che grazie alle donazione dei nobili facoltosi, potevano ospitare orfane e derelitte, che oltre agli umili lavori venivano avviate alla musica.

Il loro destino, ed in particolare quello di Cecilia, cambia con l’arrivo di Antonio Vivaldi, un prete che non può esercitare il suo ministero per le sue cagionevoli condizioni di salute, ma che ha un talento incredibile per comporre della musica che sa stupire. Il fatto che la loro fama esca dall’istituto, permette loro di uscire per eseguire concerti in palazzi dei nobili e addirittura di fronte al Doge e al sovrano di Danimarca.

Tutto ciò però non le allontana dal loro destino: andare in sposa di qualche nobile, con la clausola vincolante di non suonare più dopo il matrimonio. A privarsi della musica Cecilia non ci sta e questo comporterà una serie di conseguenze importanti che lo spettatore potrà conoscere vedendo il film.

Per quel che riguarda gli attori, oltre al sempre straordinario Andrea Pennacchi, nel ruolo del governatore dell’istituto e del bel cameo di Stefano Accorsi nel ruolo dell’ufficiale che doveva sposare Cecilia, quest’ultima, interpretata da Tecla Insolia, si può dire una vera rivelazione.

Infatti lo stesso regista nella presentazione del film presso il cinema Edera il 27 dicembre ha spiegato la sua bravura nell’imparare a suonare il violino in quattro mesi, talmente bene, che quando veniva ripresa da vicino, un maestro di musica controllava per vedere se le posizioni delle mani erano corrette per essere credibile , e lei era impeccabile.

A proposito delle riprese dei primi piani, proprio uno spettatore si è complimentato per il regista, perché era  qualcosa di peculiare e senz’altro diverso dalle sue regie teatrali ed operistiche.

Accanto a Michieletto, c’era anche chi ha prodotto il film, Francesca Cima, che ha informato il pubblico che questo film, che è stato presentato al Festival di Toronto, sarà distribuito in 50 paesi, grazie a quello che significa Vivaldi per la cultura italiana. 

Al regista è stato chiesto se intende cimentarsi ancora in un’altra esperienza cinematografica ed in particolare se di genere musicale. Lui ha risposto che non è detto che ci sarà un altro progetto filmico, ma preferisce non farsi etichettare per un solo genere, nonostante abbia espresso i suoi gusti musicali (Leornard Bernestein), conscio però che di lui è già stato fatto un film.

Riguardo ai costi di un film in costume e così aderente al periodo storico con una precisione certosina, fortunatamente non essendoci stati effetti speciali, sono stati contenuti e solo qualche ritocco è stato fatto per oscurare nelle riprese antenne e grondaie.

Il merito di questo film è quello di aver fatto vedere che cosa c’era dietro il successo della musica di Vivaldi; dare un volto e una storia a queste orfane; conoscere il modo in cui venivano lasciate da neonate in questi luoghi, con un contrassegno che diviso perfettamente a metà, permetteva chi le aveva lasciate in quei luoghi di venirle a riprendere anche dopo anni.

Michieletto ha saputo anche analizzare psicologicamente i personaggi ed in particolare Cecilia, che non si da pace come tutti gli orfani, perché vuole sapere perché è stata abbandonata, da chi e quando e spera sempre che qualcuno venga a riprenderla.

Quindi questo film non è un bioepic su Vivaldi, ma è una storia di consapevolezza femminile, difficile da immaginare a quel tempo, ma che il finale, anche con una frase simbolo, rende possibile.

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