Perché eccessiva e iperesposta. Come un cibo che quando è troppo e rapidamente assunto. La violenza dovunque, sulle strade, negli uffici, persino negli ospedali. In politica, nelle piazze, nelle famiglie. Sembra che la violenza sia la forma di relazione e di comunicazione più diffusa
ITALIA. Oggi i ragazzi girano armati di coltello, aggrediscono per divertimento donne e uomini che hanno il torto di trovarseli davanti. E la paura, cui ci aveva già abituato il COVID, oggi diventa sempre maggiore e ci impedisce di uscire. La violenza è il sintomo dell’affollamento. Gli esseri viventi si respingono tra loro se lo spazio è ristretto. Gli alberi non crescono come dovrebbero, e gli animali diventano aggressivi. Al di là delle corali esterrefatte espressioni di condanna, delle punizioni esemplari richieste e il ricorso alla psicosociologia, non c’è tregua per riflettere.
Bisogna agire e subito, e quindi altra violenza. Perché punire è violenza. Quando le leggi diventano speciali, non c’è il diritto che soppesa le colpe, ma esprime solo condanne che devono essere violente sulle persone che commettono violenza. Pensiamo che per difendere noi stessi e i nostri beni non basti ritrarsi in casa, possibilmente vivere distanti dai luoghi di violenza, come le periferie povere delle grandi città. I violenti ci troveranno anche dentro le nostre torri ben difese. Dobbiamo armarci e imparare a difenderci dalla violenza con proporzionale violenza.
Forse dovremmo scendere in piazza contro la violenza, manifestare e scioperare contro la violenza. E indossare distintivi che indichino la nostra violenta indignazione contro la violenza. Questa attitudine alla violenza ci è naturale. Lo si vede nei giochi dei bambini e degli adulti. Si gioca non per divertirsi ma per vincere, e si alzano i pugni al cielo con la faccia stravolta, come fanno i giocatori e gli atleti quando vincono. A differenza di esperti non riesco a pensare a soluzioni per la violenza. Dico soltanto che la violenza va affrontata non nei singoli episodi o nelle singole specificità, ma come un insieme.
Intanto arrivare ad una definizione, fare del male, fare cioè con “parole, opere e omissioni” del male, determinare nell’altro, umano o altro essere vivente, un danno, fare sentire l’altro e vederlo, offeso. La violenza è nei toni in cui si vuole affermare le proprie idee, nei gesti, nelle emozioni che si esternano e si provocano. Far rumore, far sentire la propria presenza e identità è di per sè una violenza, in quanto viene a violare lo spazio-tempo dell’altro, produce emozioni violente e pertanto negative.
Oggi solo chi fa rumore, nel modo in cui ho detto, è ascoltato, solo chi inganna, incanta, stupisce diventa attrattivo. Più si afferma e si mostra la propria narcisistica affermazione, col corpo e con le parole, più si hanno seguaci – followers, audience. Per essere attrattivi basta usare l’arte dell’ammiccamento erotico, del sottinteso e della ambivalenza. Confondere e stordire è anche violenza. Se allarghiamo un po’ il nostro punto di vista, arriviamo a dire che non si può far a meno di essere violenti.
La stessa vita, il nascere è violenza. Il boccone amaro e stomachevole della violenza non si riesce a digerire, e neanche ad eliminare. Possiamo controllare la violenza, solo quando ne siamo consapevoli. Quando cioè attiviamo la nostra consapevolezza di usare violenza, anche se diciamo di farlo per raggiungere fini buoni. Ma il fine non giustifica i mezzi, mai!
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