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Vigneti bio: sotto osservazione peronospora, oidio e flavescenza

Sono 1.371 gli ettari di vite coltivati con metodo biologico in Trentino, che corrispondono al 13,3% della superficie complessiva viticola. A preoccupare i viticoltori, quest’anno, è stata la peronospora, ma alta rimane l’attenzione anche sulla flavescenza dorata.

Difesa, gestione dei vigneti coltivati con metodo biologico in Trentino e sperimentazioni in corso sono stati al centro dell’incontro tenutosi ieri mattina alla Fondazione Mach, organizzato in collaborazione con il Centro di sperimentazione di Laimburg. L’evento ha focalizzato l’attenzione del mondo produttivo sulle prove sperimentali in frutticoltura biologica. Sono seguiti interventi tecnici su controlli e situazione fitosanitaria nelle aziende biologiche del Trentino, sui risultati delle prove sperimentali di difesa in viticoltura biologica, sugli approcci di gestione della chioma su Cabernet Franc e varietà resistenti, sulla flavescenza dorata tra vigneto e paesaggio in base all’esperienza ticinese.


Lotta alla peronospora, oidio e flavescenza

L’annata 2023 è stata caratterizzata da un’elevata pressione di peronospora, provocata principalmente dalle infezioni avvenute tra la fine di maggio e la prima metà di giugno. La difesa fitosanitaria contro questo patogeno, basata sull’uso di prodotti rameici a basso dosaggio, ha messo a confronto strategie con rame a bassi dosaggi, da solo e in miscela con altre sostanze quali l’olio essenziale di arancio dolce e l’estratto di salice. L’esperienza è stata estesa con la valutazione dell’efficacia del chitosano e di un nuovo formulato rameico. Il contenimento di peronospora è stato soddisfacente in tutte le tesi in cui si è impiegato il rame, l’aggiunta di altre sostanze non ha contribuito a migliorare l’efficacia dello stesso in modo significativo. Il chitosano, impiegato da solo, non ha garantito una sufficiente protezione di foglie e grappoli.

Per la difesa dall’oidio, invece, sono state impostate strategie a base di zolfo liquido in confronto al bicarbonato di potassio in miscela con una bassa dose di zolfo e al siero di latte, nell’ottica di diminuire l’apporto di zolfo in vigneto. I prodotti testati hanno permesso una riduzione delle infezioni in confronto al testimone non trattato.

È stato infine presentato un approfondimento sulla flavescenza dorata, confrontando gli studi svolti in Ticino, per lo sviluppo di una strategia di gestione della patologia. In particolare è stato valutato l’impatto del fitoplasma sullo sviluppo dei tessuti vegetali nei tralci e nel tronco e il ruolo del paesaggio (piante arboree e diverse specie di cicaline sono risultate positive a flavescenza dorata) nella diffusione della malattia. La strategia di gestione nel vigneto, alla quale si deve associare una gestione degli elementi chiave del paesaggio circostante, sono elementi importanti per ridurre i rischi epidemici.


Focus sulla gestione della chioma

Le prove di gestione della chioma della vite sono state presentate con una sintesi di quattro anni di sperimentazione in diversi vigneti e varietà, con l’obiettivo di ottimizzare le operazioni di gestione a verde per migliorare i parametri qualitativi dei mosti e dei vini e valutare la funzionalità fogliare in relazione a potenziali stress ambientali. I risultati forniscono utili evidenze applicative per il viticoltore. La potatura verde si conferma un prezioso strumento per indirizzare la maturazione verso obiettivi enologico-qualitativi desiderati in un contesto di cambiamento climatico.

E se anche le grandinate di luglio hanno destato preoccupazione per i danni alla produzione in molte zone della provincia, ora è quasi tempo di vendemmia e si spera in condizioni meteorologiche favorevoli alla maturazione dei grappoli.

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