Da Ngorongoro al lago Natron
È ancora buio quando mi sveglio. Esco dalla tenda e ascolto i versi di qualche iena in cerca di cibo. Il cielo è meraviglioso, ed è facile individuare la costellazione dell’Orsa Maggiore, la Cintura del Cacciatore, le Pleiadi. Poi, non appena comincia il chiarore che anticipa l’alba puntualissime le tortore cominciano i loro canti che sono diversi in virtù delle differenti specie di questi uccelli. Inevitabilmente la mente corre a quando ero un bambino e il canto delle tortore era la mia sveglia. Poi mio padre mi invitava ad alzarmi e fuori dalla tenda il caffè, e per me il latte, bollivano sui carboni ardenti. Iniziava una nuova giornata di avventure in terra d’Africa. Esperienze con cui sono cresciuto e vissuto e di cui sono infinitamente grato.
Oggi il tragitto è lungo. Ci sposteremo perso est passando dalla caldera del Ngorongoro dove ci fermeremo per la notte per poi proseguire per il lago Natron.
La strada è molto trafficata ed in modo particolare all’ingresso del parco nazionale che richiama moltissimi turisti. Lo conosciamo già ma una breve sosta è d’obbligo.
Credo che siano pochi i luoghi sulla terra che, in un contesto geografico contenuto, abbiano diversità morfologiche e paesaggistiche così diverse come la riserva del Ngorongoro. Una riserva che comprende vallate, canyon, montagne, fiumi, fratture, erosioni, laghi, picchi, crateri fra i quali una caldera di circa 18 chilometri di diametro. Ed è lì che siamo diretti. All’interno di questa caldera, fra le più spettacolare del pianeta, c’è un altro incredibile micro cosmo formato da sorgenti che sgorgano dalle pareti del cratere, da foreste, da pozze d’acqua salata, dal lago Makadi e popolato dagli animali più conosciuti dell’Africa. Una ripida massicciata, un tempo una pista difficile, ci porta al centro della caldera. Il lago è alto perché ha piovuto molto e d’intorno è tutto un acquitrino. Riusciamo a vedere, anche se in lontananza, antilopi bufali, elefanti, delle bellissime gru coronate e … due magnifici esemplari di rinoceronte. Mancano le giraffe che non potrebbero risalire le ripide e scoscese pareti della caldera.
Verso sera raggiungiamo il bellissimo e moderno Ngorongoro Coffee Lodge all’interno di un giardino tropicale meraviglioso con una grande piscina di acqua cristallina. Cosa c’è di meglio di una nuotata rilassante dopo ore e ore di fuoristrada?
Partiamo all’alba del giorno successivo diretti al lago Natron. La strada è lunga e gli ultimi chilometri saranno abbastanza impegnativi per le condizioni della pista. A mano a mano il paesaggio cambia e diventa più arido, poi quasi desertico con cespugli e qualche acacia ombrellifera qua e là.
Stiamo percorrendo l’estremità nord-orientale della Ngorongoro Conservation area e verso le 11 possiamo ben vedere il maestoso vulcano Ol Doinyo Lengai, “montagna di Dio” in lingua Masai.
Questo meraviglioso vulcano (si stima che abbia 370.000 anni) ha una caratteristica unica. Le sue lave hanno temperature molto basse che non superano i 500 gradi (la temperatura della lava normalmente è tra 800 e 1200 gradi) e le eruzioni sono di lava scura e fluide appunto per la bassa temperatura. Le numerose sorgenti sotterranee con grande concentrazione salina, hanno generato ai piedi del vulcano, in migliaia di anni, una grande estensione dal colore rosso intenso con striature bianche: il lago Natron.
Raggiungiamo il nostro campo tendato piccolo ma molto accogliente in tempo per l’ora di pranzo. Purtroppo le notizie non sono buone. Ha piovuto moltissimo e quindi non potremo vedere le peculiarità di questo lago che durante la stagione secca si trasforma letteralmente!
Vederlo in questa stagione normalmente infatti è una magia che si crea proprio per la poca acqua e per la siccità, ma le piogge non prevedibili hanno cambiato il paesaggio.
In questo periodo in genere qui la natura offre uno fra gli scenari unici del Pianeta Terra. A 600 metri di altitudine, il lago Natron ha una larghezza di circa 60 chilometri e poco più di tre metri di profondità. Profondità che varia molto in funzione dei periodi di siccità, del gran caldo, delle poche piogge e dalla forte evaporazione. Durante molti mesi dell’anno le acque si ritirano e gran parte della superficie si trasforma in una spessa crosta di sale.
Le sue acque, hanno un intenso colore rossastro, con striature bianche, per la presenza di calcio, e sono fortemente alcaline con un Ph molto elevato, al punto da renderle caustiche. Questo è il motivo perché si dice che quel lago “pietrifica” gli animali. In realtà se qualche animale dovesse avventurarsi nel lago, morirebbe ma l’alta concentrazione di carbonato decaidrato di sodio, appunto il natron, ne impedirebbe la decomposizione. Per cui è come se i malcapitati venissero imbalsamati o pietrificati lasciando sulle rive strane figure bizzarre simili a statue. Già gli egiziani conoscevano il natron che utilizzavano per le imbalsamazioni. Ma nel contempo è il sito prediletto di milioni di fenicotteri che, al riparo da ogni predatore che non si azzarderebbe ad entrare nell’acqua, vengono qui a riprodursi da tutta l’Africa Orientale. La protezione che hanno sulle zampe e sul becco li protegge abbondantemente dall’elevata causticità delle acque. Costruiscono i loro nidi sulle zone asciutte del lago e si nutrono delle numerose alghe (micro alga Spirulina Platensis) che contengono il carotene che rende le loro penne di un meraviglioso colore rosa. “Potrete vedere i fenicotteri, ma non lo scenario che il lago regala durante i periodi di siccità,” dice la guida, “ha piovuto molto, le acque si sono alzate ed anche i fenicotteri sono più distanti”.
Un po’ amareggiati raggiungiamo comunque le rive del lago popolato da migliaia e migliaia di fenicotteri e pellicani. È la concentrazione più alta di tutta l’Africa. Purtroppo sono lontani ma con il binocolo riusciamo comunque ad ammirarli in tutta la loro bellezza. Ma in ogni caso questo luogo per me ha un grande fascino.
Sarà perché amo i vulcani, i campi di lava, i deserti. Mi piacerebbe raggiungere la cima del Ol Doinyo Lengai, la “montagna di Dio” ma ci vorrebbe una organizzazione particolare per compiere l’ascesa di notte e all’alba osservare il ribollire delle lave scure dominando dalla cima le terre senza fine della Ngorongoro Conservation Area!
È venuto il momento di ripartire. Domani sera saremo in Italia con gli occhi pieni di meraviglie, ricchi di nuove esperienze … e pronti per la prossima avventura!
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