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VIDEO | Loredan Gasparini – Venegazzù: la storica cantina del Montello raccontata da Lorenzo Palla

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Tra geologia, storia familiare e cultura enologica: il Montello raccontato attraverso la visione di una delle sue cantine simbolo

MONTELLO. Un territorio che non è solo geografico, ma culturale. Qui, sin dal XIV secolo, la Serenissima attingeva il legname per costruire le proprie navi, mentre oggi da queste stesse colline prende forma una viticoltura identitaria, segnata da passaggi familiari e intuizioni pionieristiche: dagli Spineda ai Gasparini, fino ai Loredan, con Piero Loredan che, dopo un viaggio a Bordeaux, introdusse varietà internazionali dando vita a uno stile nuovo, capace di varcare i confini nazionali.

Negli anni Settanta, con Giancarlo Palla, la visione si amplia: non solo grandi rossi, ma anche spumanti Metodo Classico e una delle prime scommesse sul Prosecco di Asolo. Oggi, accanto a lui, i figli Alberto e Lorenzo proseguono questo percorso, mantenendo saldo il legame con il territorio.

“Il Montello è un equilibrio tra geologia e freschezza”

Nel dialogo con Lorenzo Palla che abbiamo incontrato a Vinitaly 2026 emerge con chiarezza come l’unicità del vino del Montello risieda nella sua origine più profonda: la terra.

Che cosa rende unico un vino del Montello?
«Il vino del Montello è reso unico dalla situazione climatica e geologica. Siamo a ridosso di una faglia sismica e il Montello è una collina che si è sollevata per effetto dello schiacciamento delle zolle terrestri. Questo ha causato anche la deviazione del fiume Piave e ha creato una serie di condizioni geologiche particolari. Le terre rosse danno un’espressione unica: vini sempre caratterizzati da freschezza, molto bevibili, direi moderni.»

Una modernità che non è costruita, ma naturale. Il risultato di un equilibrio tra struttura e leggerezza, tra memoria e contemporaneità.

Capo di Stato, l’annata 2021 come punto di riferimento

Tra i vini simbolo della cantina spicca il celebre Capo di Stato, etichetta storica che ha contribuito a definire l’identità di Venegazzù anche a livello internazionale.

Qual è l’annata migliore del Capo di Stato?
«Probabilmente quella che stiamo presentando qui a Vinitaly, la 2021. È una di quelle annate fortunate in cui si è avuto la possibilità di fare esattamente ciò che si voleva in campagna, raccogliendo nel momento perfetto. Sono annate rare, che permettono di esprimere al meglio quello che sappiamo fare.»

Un’affermazione che racconta anche la centralità del lavoro in vigna: la qualità nasce prima di tutto lì, nella capacità di interpretare le condizioni naturali.

Dalla tradizione agli Champagne: una visione aperta

Accanto ai vini del territorio, la cantina ha sviluppato negli anni anche una relazione significativa con il mondo dello Champagne, frutto di una visione che guarda oltre i confini locali.

Come nasce il vostro legame con lo Champagne?
«Negli anni ’80 mio padre aveva iniziato a importare Champagne. Poi questa attività si è interrotta negli anni ’90, ma successivamente ho conosciuto alcuni piccoli produttori, in particolare Jean-Michel, con cui si è creato un rapporto anche di amicizia. Sono più di vent’anni che lavoriamo insieme con grande soddisfazione.»

Una scelta che non contraddice l’identità, ma la arricchisce, inserendo il Montello in un dialogo più ampio con la cultura enologica europea.

Un territorio che continua a evolversi

Oggi il Montello è riconosciuto come una realtà distintiva, con Venegazzù considerata una vera e propria sottozona, quasi un “cru” italiano. Un risultato costruito nel tempo, grazie a intuizioni, sperimentazioni e una forte continuità familiare.

Nel racconto di Lorenzo Palla emerge una visione chiara: custodire la storia, ma senza restarne prigionieri. Perché il vino, come il territorio da cui nasce, è in continua trasformazione. E il Montello, con la sua geologia complessa e la sua memoria stratificata, sembra avere ancora molto da raccontare.

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