Al 2° Festival dell’Umano Tutto Intero, il neuropsichiatra riflette su carcere, devianza e limiti della riabilitazione
ROMA- Durante il 2° Festival dell’Umano Tutto Intero, Massimo Polledri, neuropsichiatra e membro dell’Osservatorio “Vera Lex”, ha affrontato il delicato tema della riabilitazione nei contesti detentivi.
“La persona che vive il carcere è un uomo che ha conosciuto il male, ma il male è dentro ognuno di noi — ha detto Polledri — e in certe condizioni chiunque potrebbe trovarsi a sceglierlo”. Richiamando anche gli esperimenti di Zimbardo, Polledri ha evidenziato quanto il contesto e l’autorità possano influenzare le scelte morali degli individui.
Partendo da una riflessione di natura anche spirituale, ha ricordato la figura dei due ladroni sulla croce accanto a Gesù: “Uno si immedesima nel dolore dell’altro e cambia, l’altro no, forse perché affetto da un disturbo antisociale. Non tutti possono guarire, ma dobbiamo offrire a tutti una possibilità”.
Polledri ha poi denunciato le carenze strutturali del sistema penitenziario, in particolare rispetto alla diffusione della tossicodipendenza (che riguarda il 30% dei detenuti) e delle patologie psichiatriche (circa il 12%). Ha infine auspicato un intervento politico deciso, per garantire cure obbligatorie e misure di protezione sociale adeguate nel periodo post-detentivo.
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