Intervista a Massimiliano Raffa, Commissario Straordinario di Arsial – l’Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione dell’Agricoltura del Lazio – in occasione del Vinitaly. Raffa sintetizza perfettamente l’obiettivo della Regione: stupire il pubblico, nazionale e internazionale, con la qualità sempre più riconosciuta del vino laziale
“Sappiamo di avere grandi etichette e un’ottima qualità. Ora dobbiamo farlo sapere al mondo,” afferma con convinzione.
VERONA. Negli ultimi anni, il Lazio ha fatto passi da gigante, investendo in promozione e innovazione. Grazie a un lavoro strutturato, che va dalle fiere organizzate in Italia e all’estero ai format innovativi come il blind tasting e gli incontri mirati con i buyer, la regione sta costruendo una strategia efficace e moderna per posizionare il proprio vino tra le eccellenze italiane.
“Il Lazio non vuole solo esserci, vuole essere ricordato. Con il blind tasting mettiamo il vino alla prova dei fatti, senza etichette, e spesso accade che una Malvasia Puntinata batta un grande nome, o che un Cesanese superi etichette blasonate come Gaja. Questo genera curiosità, rispetto e interesse.”
Un altro punto di forza? Il prezzo ancora accessibile dei vini del Lazio, che rappresenta una leva competitiva importante per penetrare i mercati internazionali.
“Il palato è lo stesso, che sia italiano o estero. Ma quando un vino buono sorprende e costa anche meno, allora la curiosità si trasforma in opportunità.”
Raffa sottolinea come l’obiettivo non sia solo commerciale, ma anche culturale e identitario: creare attorno al Lazio un “movimento”, un senso di moda e riconoscibilità, proprio come è accaduto con altre regioni italiane negli anni passati.
“Vogliamo che il vino del Lazio diventi un trend. Che il mondo inizi a parlarne, a chiederlo, a sceglierlo. E ci stiamo riuscendo.”
In un Vinitaly sempre più proiettato verso l’internazionalizzazione, la voce del Lazio si fa sentire forte e chiara, grazie a una visione che unisce qualità, strategia e passione.
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