Il rabbino Scialom Bahbout sfida la visione del profitto: “Le risorse sono un dono temporaneo, vanno usate per il bene comune”
ROMA. In un’epoca in cui la finanza globale sembra dominare ogni ambito della vita, arriva un invito alla riflessione etica e spirituale da parte del rabbino Scialom Bahbout, già guida di diverse comunità ebraiche italiane. Intervenuto alla conferenza internazionale della Fondazione Centesimus Annus pro Pontifice, Bahbout ha offerto una lettura biblica del denaro e del debito che tocca nel profondo le questioni sociali contemporanee.
«La Bibbia ci insegna che non possediamo nulla – ha spiegato –. Anche il denaro che abbiamo ci è dato solo temporaneamente, e dobbiamo farne buon uso non solo per noi stessi, ma anche per gli altri». Alla base della visione ebraica c’è dunque un principio di responsabilità e condivisione, secondo cui ogni risorsa eccedente non va accumulata, ma messa a disposizione della collettività.
Un messaggio controcorrente in un sistema economico che spesso premia l’accumulo. «Il latifondismo della finanza non è ammesso dal punto di vista del pensiero ebraico. Accumulare per sé o per i propri eredi può diventare un abuso, un’appropriazione indebita di ciò che, in fondo, non ci appartiene».
Il rabbino ha offerto anche un esempio concreto: «Le banche possono annullare le monete fuori corso. Se si può fare per le banconote, perché non ripensare anche strumenti finanziari obsoleti o tossici? Non è vero che non si può fare: serve solo la volontà di farlo».
Bahbout ha ricordato come il mondo dell’economia possa – e debba – ispirarsi a valori millenari. E ha chiuso con una provocazione: «Una volta la società era agricola, oggi è finanziaria. Ma in entrambe, la questione non cambia: ciò che abbiamo va condiviso. Questo è il vero messaggio della Bibbia».
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