Intervista all’ex presidente di Federmeccanica al 2° Festival dell’Umano tutto intero: “L’economia civile è il modello per cambiare la cultura economica italiana”
ROMA. «Il profitto non è l’unico obiettivo dell’impresa: è solo uno degli strumenti. Il fine ultimo è creare luoghi di lavoro dove le persone possano essere rispettate e realizzarsi pienamente.» Con questo messaggio chiaro e diretto, Fabio Storchi, già presidente di Federmeccanica e attuale presidente dell’UCID di Reggio Emilia, ha offerto una riflessione profonda sull’etica d’impresa durante il Secondo Festival dell'”Umano Tutto Intero”, teunutosi a Roma il 17 e 18 giugno.
Secondo Storchi, l’imprenditoria cattolica ha oggi un ruolo cruciale nel contribuire alla rigenerazione della cultura economica italiana. In particolare, l’adozione dei principi dell’economia civile rappresenta una via concreta per mettere al centro del processo economico la persona, e non solo gli utili. È in questa prospettiva che l’UCID di Reggio Emilia — in sinergia con altri soggetti a livello nazionale — ha promosso uno studio approfondito e pubblicato un volume dedicato proprio ai “Principi dell’economia civile” destinato agli imprenditori cattolici.
«Il vero successo di un’impresa non si misura solo nei bilanci — afferma Storchi — ma anche nella qualità relazionale, nel rispetto dei collaboratori, nella dignità che riesce a garantire a chi vi lavora». È questa la visione che l’economia civile propone: un’economia in cui impresa e giustizia sociale possano coesistere, in cui il lavoro torni a essere un luogo di crescita umana, oltre che produttiva.
Nel contesto complesso e instabile dell’economia attuale, Storchi lancia quindi un appello: cambiare paradigma è possibile, a partire dalla responsabilità degli imprenditori, chiamati a essere promotori di una cultura economica più giusta, umana e sostenibile.
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