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VIDEO/ “Dobbiamo disinnescare il meccanismo del consumo superficiale” – Alberto Gambino al 2° Festival dell’Umano Tutto Intero

2 minuti di lettura

A Roma il Presidente del Centro Studi Scienza & Vita riflette sulle implicazioni etiche delle relazioni digitali nel contesto della bioetica

ROMA- Nel cuore del 2° Festival dell’Umano Tutto Intero, svoltosi a Roma, si è levata una voce lucida e appassionata su un tema sempre più urgente: l’etica delle relazioni digitali e il rischio di una cultura omologata e superficiale. A parlarne è Alberto Gambino, giurista e Presidente del Centro Studi Scienza & Vita, che durante la sua intervista ha offerto una lettura critica ma costruttiva delle dinamiche relazionali nell’era dell’algoritmo.

“Le relazioni digitali oggi risentono di una forte assuefazione culturale”, ha dichiarato Gambino, sottolineando come le nuove generazioni siano immerse in una realtà governata da banche dati e algoritmi che propongono una visione uniforme del mondo, trascurando le differenze e le minoranze. Questo appiattimento culturale, avverte, non è frutto di una scelta educativa, ma di una logica economica: l’obiettivo è generare audience, non formare coscienze.

Secondo Gambino, la velocità e la brevità dei contenuti digitali inducono nei più giovani un interesse effimero e poco approfondito. “Si consuma subito, si cerca il colpo d’occhio, l’emozione istantanea. Ma dobbiamo disinnescare questo meccanismo e tornare a far emergere la verità delle cose.” È qui che entra in gioco la bioetica, che – se comunicata con rigore e umanità – può offrire chiavi di lettura più profonde.

Esempi concreti non mancano. Gambino cita il dibattito attorno alla pillola del giorno dopo, spesso presentata solo come metodo contraccettivo, senza chiarire le possibili implicazioni abortive. “I giovani hanno diritto di sapere, poi faranno le loro scelte, anche dolorose. Ma la consapevolezza è il primo passo verso una vera libertà.”

Il discorso si allarga anche al tema del fine vita, dove spesso la narrazione pubblica esalta la libera autodeterminazione, senza considerare adeguatamente le fragilità, i condizionamenti e la solitudine che accompagnano certe scelte. “Bisogna riportare la cultura dentro i mezzi digitali”, afferma con decisione.

Non manca un richiamo alla responsabilità collettiva: se i giovani si formano online, è lì che bisogna agire. Gambino auspica una rete no profit di realtà associative e culturali, capaci di fare massa critica e di offrire contenuti validi anche attraverso i social. “I giovani sono più profondi di quel che sembra, e spesso attraversano momenti di solitudine e ricerca di senso. Se li intercettiamo lì dove sono, possiamo aiutarli ad andare in profondità.”

Il 2° Festival dell’Umano Tutto Intero si conferma così un’occasione preziosa per riscoprire la centralità della persona e della relazione, anche nel mondo digitale. E le parole di Alberto Gambino sono un invito chiaro: educare alla complessità, alla verità, alla responsabilità, anche e soprattutto in rete.

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