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Video- Chi merita di essere ucciso? Riflessione etica e culturale con il professor Franco Garonna

Woman hand sign for stop abusing violence, Human Rights Day concept.

Un sondaggio inquietante diffuso in rete ha sollevato polemiche e indignazione. Al centro del dibattito, una domanda brutale. Il professor Franco Garonna, primario di psichiatria presso la casa di cura Park Villa Napoleon, analizza l’episodio e invita a non fermarsi allo scandalo superficiale, ma a riflettere più profondamente su ciò che esso rivela

«Ho letto questa cosa e mi ha colpito, soprattutto per lo scalpore che ha suscitato», esordisce il professor Garonna. Il riferimento è a un sondaggio pubblicato online da un giovane, che proponeva di “scegliere” chi tra tre donne — tutte vittime di femminicidio — meritasse maggiormente di morire. Un gesto tanto sconcertante quanto indicativo di un disagio più profondo.

«Il senso del sondaggio, così come riportato dai media, sembrava voler attirare un’attenzione distorta e negativa sul tema del femminicidio, come se si potesse, in qualche modo, giustificare l’uccisione di una donna», prosegue Garonna. Ma il primario va oltre la condanna immediata dell’atto per interrogarsi sull’intento, forse ingenuamente provocatorio, del giovane autore. «Forse questo sondaggio voleva anche sollevare una questione morale: può una persona “cattiva” meritare la morte? E chi decide chi è cattivo?»

Secondo Garonna, la riflessione potrebbe nascere da una dinamica tristemente comune nelle relazioni affettive giovanili. «Quando c’è un amore che finisce, chi viene lasciato può sentirsi abbandonato, privato ingiustamente di affetto. E questo sentimento di frustrazione può, in alcuni casi estremi, degenerare in rancore, rabbia, fino alla violenza». È in questa distorsione che, drammaticamente, la vittima diventa colpevole e l’aggressore appare giustificabile, almeno agli occhi di chi guarda con categorie emotive distorte.

«Ovviamente — sottolinea con fermezza lo psichiatra — dobbiamo respingere nel modo più assoluto ogni tentativo di giustificare l’omicidio. Ma ci dobbiamo anche chiedere: la vera provocazione era davvero nel sondaggio in sé o nella domanda che poneva? “Chi merita di essere ucciso?”»

Una domanda che, per Garonna, va riportata sul piano più ampio della cultura, dell’etica e dell’educazione. «Se iniziamo a catalogare le persone cattive, potremmo in teoria stilare una lista e domandarci quale tra loro meriti la morte. Ma è questa la civiltà in cui vogliamo vivere?»

La risposta, per lo psichiatra, è chiara: «Nessuno merita di essere ucciso. Nemmeno le persone più malvagie, nemmeno quelle che hanno fatto del male a noi o agli altri. La nostra cultura e la nostra civiltà si fondano su questo principio. E questo è ciò che dobbiamo trasmettere ai giovani».

Punire l’ideatore del sondaggio, ammonisce Garonna, può diventare un modo per chiudere rapidamente il caso, ma rischia di eludere il problema reale. «Non si tratta solo di condannare un gesto stupido, ma di cogliere l’occasione per aprire un dibattito più profondo: che tipo di educazione affettiva, morale e culturale stiamo trasmettendo ai ragazzi?»

In definitiva, l’indignazione da sola non basta. È necessario trasformare lo scandalo in opportunità di confronto, perché solo attraverso la riflessione critica possiamo sperare di prevenire nuove tragedie.

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