16 marzo 1978 ore 9.02, una mattina pigra, apparentemente normale, di quelle che aspetti la primavera, a Roma in via Mario Fani. In pochi istanti tutto muta e arriva “l’edizione straordinaria”. All’incrocio tra via Mario Fani e via Stresa c’è uno stop, antefatto dell’inferno. La Fiat 130 blu del presidente della democrazia cristiana viene bloccata e crivellata di colpi, in pochi minuti i 5 agenti della scorta cadono sotto il fuoco dei terroristi e Aldo Moro è nelle mani dei terroristi. Verrà ritrovato il 9 maggio cadavere in una Renault rossa in via Caetani, emblematicamente vicina a piazza del Gesù, dove c’era la sede della Democrazia Cristiana. Fin da subito rinchiuso nella “prigione del popolo” il Presidente scrisse molte lettere a familiari e dirigenza, ancora oggigiorno preda di autenticità, appelli e bailamme poi congiure, tradimenti e necessità di anteporre la vita al ricatto, pagine di storia drammatica che nei 55 giorni del sequestro resero l’Italia gracile e in bilico. Foto con giornali per provare la vita, bigliettini fatti ritrovare e telefonate drammatiche, poi rifugi in palazzine con perdite d’acqua e sedute spiritiche, perlustrazioni al lago e tanto altro ancora. Il Presidente era proprio a Roma, ma non fu mai trovato.Fino al 9 maggio, un’altra edizione straordinaria poco dopo le 14.00 e l’Italia non fu più la stessa.
Instacult di Mauro Lama
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