Una corona di fiori che oggi il Presidente della Repubblica Mattarella depone davanti alla targa commemorativa dell’uccisione di Aldo Moro in via Caetani ci suggerisce una data e una pagina di storia indelebile.
È il 9 maggio 1978 quando il fantomatico Dottor Nicolai (Valerio Morucci) prende in mano il telefono per quella comunicazione che dal momento del rapimento di Aldo Moro tutti temevano, dall’altra parte risponde un’assistente universitario del Presidente.
Le coordinate sono immediate e si parla subito di Via Caetani a Roma e di una R4 rossa posteggiata lì.
C’è solo da correre con il cuore impaurito e smarrito, il portellone posteriore che si apre e il corpo del Presidente che giace dignitoso, composto nel suo abito scuro.
Un silenzio assordante ricopre e traveste attimi, secondi e minuti, con Francesco Cossiga intento nel “riconoscere” Aldo Moro e l’Italia che materializza un incubo partito da via Fani una mattina di metà marzo dove i valorosi uomini della scorta perdettero la vita in seguito al rapimento del Presidente con un operazione in pieno stile terroristico.
Le foto che fanno il giro del mondo raffigurano un’automobile, una R4 rossa che diventa suo malgrado un simbolo degli anni di piombo.
Di proprietà di tale Filippo Bartoli, piccolo imprenditore che l’acquista all’epoca per una cifra intorno alle 900 mila lire passaggio di proprietà compreso, venne rubata dai terroristi il 1 marzo con il Bartoli che tutto si sarebbe aspettato ma questo proprio no.
E il girone dantesco per riappropriarsi della sua vettura dopo aver dovuto dimostrare con molta difficoltà la sua assoluta estraneità al mondo delle Brigate Rosse.
Fino al “gesto estremo” la donazione della rossa utilitaria alla Polizia, forse per voler riporre un simulacro che ancora oggi agita sonni e riappare denso di simbologia cupa,violenta e folle.
L’utopia del terrorismo oggi ci lascia ancora attoniti e le immagini strazianti come quelle di via Caetani vogliono essere sempre presenti, seppur in maniera discreta.
Sembra ieri, via Caetani e una R4 rossa.
Zero Biscuit di Mauro Lama
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