Dai record di arrivi alla crescita degli affitti brevi, fino al crollo dei residenti: i dati raccontano come Venezia stia cambiando e perché il suo futuro dipenderà dall’equilibrio tra turismo e vita quotidiana
Venezia è un paradosso vivente. È una delle città più amate al mondo, meta di milioni di visitatori che ogni giorno percorrono calli e ponti per lasciarsi incantare dai suoi riflessi sull’acqua. Allo stesso tempo, è una città che si svuota, che fatica a restare viva oltre la bellezza che mostra ai turisti. Per capire questo paradosso occorre guardare ai dati: l’evoluzione del turismo, l’esplosione degli affitti turistici brevi come Airbnb e il drastico calo della popolazione residente. Tre fenomeni diversi, ma strettamente legati tra loro, che raccontano la trasformazione profonda di Venezia negli ultimi decenni. Tutti i dati completi provengono dalla piattaforma Italia in Numeri.
Per gran parte del Novecento, il turismo ha rappresentato una risorsa importante ma ancora sostenibile. Nel 1951 Venezia accoglieva poco meno di 600 mila arrivi e 1,5 milioni di presenze, numeri compatibili con una città ancora popolata e vissuta. Ma negli anni Sessanta il turismo diventa fenomeno di massa: nel 1961 gli arrivi superano il milione, e nel 1971 toccano quota 1,6 milioni, con quasi 5 milioni di presenze.
Gli anni Ottanta e Novanta confermano il ruolo di Venezia come destinazione globale, anche se emergono le prime oscillazioni. Poi, con il nuovo millennio, i flussi tornano a crescere in modo vertiginoso: nel 2011 gli arrivi superano i 4 milioni, nel 2017 i 5 milioni, fino al record del 2019 con 5,5 milioni di arrivi e quasi 13 milioni di presenze. La pandemia del 2020 provoca un crollo improvviso, ma è solo una parentesi: nel 2024 la città segna il massimo storico con quasi 5,9 milioni di arrivi e oltre 13,2 milioni di presenze. In settant’anni, Venezia ha moltiplicato per dieci i suoi arrivi e per nove le presenze. Un successo turistico eccezionale, ma anche una pressione che si ripercuote sulla vivibilità e sulla struttura sociale della città.
Parallelamente alla crescita del turismo, negli ultimi anni è esploso un fenomeno che ha cambiato radicalmente il modo di abitare la città: gli affitti brevi turistici, in particolare attraverso piattaforme come Airbnb. Nel 2025 sono attivi a Venezia oltre 7.600 annunci, che nella realtà sfiorano gli 8.250 inserzionisti. E non si tratta di semplici stanze: nell’80% dei casi si parla di interi appartamenti, sottratti al mercato residenziale. Ogni alloggio viene prenotato in media per 103 notti l’anno, con una tariffa di 205 euro a notte e un reddito medio che sfiora i 18.000 euro per host. Di fronte a rendimenti così elevati, molti proprietari hanno abbandonato gli affitti tradizionali, rendendo sempre più difficile per i residenti trovare una casa a prezzi sostenibili. Inoltre, il 100% degli annunci è registrato come affitto a breve termine e oltre la metà prevede un soggiorno minimo di una o due notti. Il risultato è un turismo sempre più veloce, di toccata e fuga, che riempie le calli ma spesso lascia poco alla città in termini di integrazione e vita quotidiana. Nel frattempo, interi quartieri si trasformano: chiudono negozi di vicinato, aumentano le attività dedicate ai visitatori, si indebolisce il tessuto sociale.
E mentre le case diventano alloggi turistici, la popolazione residente continua a diminuire. A fine Ottocento, il centro storico era ancora una città viva e densamente abitata: nel 1871 contava quasi 129 mila abitanti, che con le isole arrivavano a oltre 148 mila. Il massimo storico arriva nel 1951, con 315 mila residenti nell’intero Comune, di cui quasi 175 mila in centro storico. Da allora inizia una discesa costante: nel 1971 i residenti in centro scendono a 108 mila, nel 1991 a 76 mila, nel 2001 a 65 mila. Nel 2018 si scende sotto la soglia simbolica dei 53 mila, e oggi i residenti stabili sono meno di 49 mila. Le isole seguono lo stesso destino, mentre la terraferma (Mestre e Marghera) compie il percorso opposto: dagli anni Sessanta cresce costantemente, superando i 200 mila abitanti negli anni Settanta e stabilizzandosi oggi intorno ai 177 mila. Oggi meno di un veneziano su cinque vive nella città storica. Questo non è solo un calo numerico: significa scuole che chiudono, servizi che scompaiono, comunità che si assottigliano. Venezia rischia di diventare una “città-vetrina”, bellissima ma svuotata della sua vita quotidiana.
Oggi Venezia si trova a un bivio. Il turismo è una risorsa essenziale e non può essere demonizzato, ma la sua crescita incontrollata, insieme all’esplosione degli affitti brevi, ha creato un equilibrio fragile in cui la città rischia di non essere più un luogo da vivere, ma solo da visitare. I dati mostrano chiaramente come le tre dinamiche – afflusso turistico, affitti brevi e spopolamento – si alimentino a vicenda. Comprenderle è il primo passo per immaginare politiche capaci di riportare residenti, tutelare la qualità della vita e costruire un modello di accoglienza sostenibile.
Venezia ha sempre saputo reinventarsi nella storia. La sfida, oggi, è fare in modo che continui a essere non solo una meraviglia da ammirare, ma anche una città viva, abitata e abitabile.
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