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Veneto. Referendum Autonomia: sono già passati cinque anni

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Quella domenica di cinque anni fa a Venezia e in gran parte del Veneto sembrava fosse arrivato il diluvio universale. Ma neppure Giove Pluvio riuscì a fermare gli oltre due milioni di Veneti accorsi ai seggi per esprimere il proprio parere nel referendum per l’autonomia del Veneto. Ricordo come fosse ieri la coda infinita, bagnati zuppi, per entrare a “votare”. E i sorrisi delle persone ai seggi. Si respirava un clima di comunità che rarissime volte si è visto in questa regione, famosa per la filosofia del proprio orticello. Alla fine vinse il sì. I Veneti stanno ancora aspettando. cricol

“Sono cinque anni che i Veneti hanno buttato il cuore oltre l’ostacolo. Il 22 ottobre 2017, infatti, 2 milioni 273mila cittadini della nostra regione si sono espressi a favore dell’autonomia. Lo hanno fatto con un referendum che, nonostante una certa politica lo abbia avversato e ritenuto improponibile, è stato avvallato dalla Corte Costituzionale e la cui legittimità è stata riconosciuta anche dal Capo dello Stato. Questo significa che hanno espresso una scelta legittima e in linea con la nostra Carta fondamentale. I Veneti che da un quinquennio attendono impazientemente e si battono affinché si concretizzi una volta per tutte la loro aspirazione, quindi, sono i difensori della Costituzione”.

Sono le parole con cui il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, ricorda il quinto anniversario del referendum consultivo sull’Autonomia differenziata nel quale i Veneti affidarono alle urne il 98% di voti favorevoli. Una consultazione impugnata senza successo di fronte alla Consulta dall’esecutivo dell’epoca con premier Matteo Renzi.

“Nonostante la sentenza storica, è stato anche impedito l’utilizzo della tessera elettorale e ci è stato imposto di sostenere il costo delle Forze dell’ordine ai seggi. – prosegue Zaia – Un atteggiamento che è destinato a passare alla storia come una delle ultime difese a oltranza di un centralismo fondato su un concetto di unità male interpretato. Così come lo sono le insistenze di coloro che indicano nell’autonomismo regionale la secessione dei ricchi. Non è così. L’autonomia è un nuovo rinascimento, una grande opportunità per tutti. È assunzione di responsabilità e noi siamo pronti. Certamente, se in altre aree del Paese ci sono amministrazioni che non brillano per la gestione della cosa pubblica, i rifiuti sono per strada e i cittadini malati si rivolgono altrove in cerca di cure, la colpa non è dell’autonomia che ancora non è mai stata applicata”.

“Dopo cinque anni, siamo ancora in attesa – dice ancora Zaia – ma siamo arrivati alla bozza della legge quadro; una volta approvata dalle Camere darà mandato all’Esecutivo di firmare direttamente le intese con le Regioni. Non è trascorso, quindi, un quinquennio di immobilismo ma di lavoro incessante grazie alla delegazione trattante. La Costituzione consente di richiedere l’Autonomia in 23 materie e ognuna è stata inquadrata dal punto di vista giuridico. Questo significa che noi abbiamo svolto i nostri compiti più che diligentemente”.

“Negli ultimi 11 anni il Centrodestra non ha governato ed anche dalla data del referendum ad oggi, se si esclude la breve esperienza giallo-verde, al Governo c’è sempre stata la Sinistra. – aggiunge il Presidente – Ora è il momento di una presa di coscienza. Il vero nemico dell’autonomia è la disinformazione con cui in molti ne fanno una minaccia per il Paese. Affermazioni pretestuose perché il Presidente della Repubblica, che è il massimo custode e garante della Costituzione, già nel suo discorso di insediamento, ha sancito che l’Autonomia è legittima. Ricordo, che anche esponenti veneti di primo piano di altre forze la hanno appoggiata”.

“Il Governo che si è insediato è il quinto in cinque anni ma è rappresentato da forze politiche che hanno convintamente sostenuto il referendum e il progetto di autonomia. L’autonomia, ora, è come l’opera scolpita da Michelangelo, ottenuta cavando tutto il marmo in più compreso nel blocco iniziale. È a portata di mano ed è il motore per il futuro del Paese”.

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