Il Veneto è stata una delle regioni colpite più duramente dall’emergenza ma sembra che per il Governo non necessitiamo di nessun aiuto.
Nella Marca ci sono stati 1300 casi di persone ricoverate e uno dei primi focolai nel reparto di Geriatria dell’Ospedale Ca’ Foncello che ha determinato l’inserimento di Treviso, con Padova e Venezia, nella cosiddetta “zona rossa”.
Ciò ha comportato, solo per la Marca trevigiana, l’annullamento di eventi e fiere riconosciuti a livello nazionale e l’azzeramento del turismo, la perdita di almeno 4.000 posti di lavoro e il rischio di chiusura per il 35% delle attività.
Abbiamo chiesto al Vicepresidente del Consiglio Comunale di Treviso Matteo Marin cosa ne pensa al riguardo.
“Sicuramente l’emergenza da un punto di vista del Governo non è stata gestita mai bene fin dall’inizio, né dal punto di vista sanitario che gestionale.
Il nostro lockdown è iniziato a Treviso l’8 marzo e siamo stati uno dei primi comuni ad essere chiusi dove è stato anche registrato un focolaio importante e difficile da gestire.
Il Veneto è stato il primo a doversi fermare e consideriamo che è una Regione che produce il 12% del PIL nazionale.
Gli amministratori stanno facendo un grande lavoro di responsabilità compiendo tutte le varie azioni a bilancio che servono per aiutare la popolazione e far fronte al mancato guadagno provato dal lockdown.
Le richieste di aiuto dei cittadini in difficoltà che si rivolgono al Comune per i servizi sociali sono quintuplicate.
Abbiamo già stanziato 5 milioni ma non sono sufficienti le risorse di un Comune per fronteggiare una crisi simile: tra tasse di soggiorno che abbiamo cancellato per dare ossigeno al turismo, IMU non versate, parcheggi liberalizzati, multe che non verranno versate perderemo un introito previsto di 4 milioni.
Gli unici soldi che sono arrivati adesso da Roma sono i buoni alimentari, di cui abbiamo iniziato la distribuzione con una seconda tranche.
Anche altri Sindaci di tutte le parti politiche sono molto arrabbiati, come il Sindaco Sergio Giordani di Padova.”
Qual è il motivo?
“A pensare male si fa peccato ma a volte ci si azzecca, probabilmente vi è un Governo non all’altezza di quello che è stata la gestione dell’emergenza.
La visione del governo è una misura assistenzialista, non c’è visione politica ma aiuti mordi e fuggi e nessuna progettualità.
I veneti in questo momento non vogliono il pesce ma la canna da pesca. Serve una visione strutturale per ripartire.
Il Decreto Rilancio?
“Le prime misure come il “bonus mobilità” o il monopattino elettrico sono misure non sufficienti. Sono emerse anche diverse situazioni di fragilità sociale che il Comune non conosceva.
Bisognerebbe puntare tutto sul rilancio delle industrie e delle partite iva, degli sgravi, una riforma sul lavoro che regolarizzi anche il lavoro temporaneo che al momento non è regolamentato con voucher, un detassamento maggiore per gli investimenti e per il credito d’imposta.
Ad esempio in Grecia o Spagna se hai prenotato una vacanza ti fanno un voucher da spendere entro il 31/12/2021 cosa che ti dà la possibilità di andarci in vacanza o di essere rimborsati. Nulla di simile è stato pensato per noi e quindi il turismo non riparte.”
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

