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Vendita Sant'Artemio. Gli amministratori di Marca chiedono trasparenza e condivisione

2 minuti di lettura

Leggiamo in questi giorni le varie opinioni sul destino del S. Artemio da parte del presidente della Provincia Marcon, del segretario della Lega Da Re, del direttore generale dell’ULSS2 dott. Benazzi e dal sindaco di Treviso Conte: opinioni legittime ma personali, considerando che il complesso del S. Artemio è un bene pubblico e la sua destinazione dovrà essere decisa collegialmente.

 

Considerato che:

a) la proprietà dell’area è rimasta pubblica e questo era l’obiettivo fondamentale di ogni iniziativa nel tempo promossa da privati ed associazioni;
b) il piano finanziario proposto all’epoca dell’intervento (anno 2004) dall’Amministrazione leghista è stata quella dimettere in vendita un’enorme fetta del proprio patrimonio in centro storico e contestualmente effettuare un importante indebitamento per un lungo periodo 2034;
 

la “pazza” idea di Marcon di vendere il bene al miglior offerente non incontra il favore del Gruppo consiliare provinciale “Amministratori di Marca”, che ritiene necessario aprire un confronto tra gli amministratori sul futuro del S. Artemio, che dovrà rimanere a destinazione pubblica e non oggetto di scelte speculative; in una fase in cui peraltro il destino dell’Ente provincia è ancora incerto, dopo la riforma “Delrio” e l’indecisione di questo attuale governo che sul futuro delle province non ha ancora legiferato.

 

A questo proposito, proprio per l’incertezza del ruolo di questo ente, il Gruppo consiliare provinciale si chiede in quale sede sarebbero trasferiti i 250 dipendenti, nel caso in cui si trovasse un acquirente per S. Artemio.

E poi ci sono i costi, sostenuti e da sostenere.

 

La scelta fatta dall’allora presidente della Provincia Luca Zaia di recuperare l’ex ospedale psichiatrico e definirne un uso pubblico, con un progetto che doveva costare 65 milioni di euro, alla fine è lievitato facendo perdere alla provincia importanti “pezzi” dal valore immobiliare.

Sull’unghia, poi, la Provincia ha dovuto mettere altri beni e indebitarsi per arrivare ai più di 70 milioni di costo finale.

 

Alla luce anche di questi aspetti, a maggior ragione gli amministratori di Marca pensano che la Provincia dovrebbe fare un’operazione inversa ossia: per sostenere i costi di gestione di una cittadella blindata e faraonica, dovrebbe aprire il più possibile ai servizi, accogliere per esempio gli ordini professionali e le associazioni di categoria, sfruttare la posizione decentrata e la dotazione buona di parcheggi, fare un operazione di rilancio del patrimonio che ha a disposizione.

 

Per questi motivi, il Gruppo consiliare provinciale chiede chiarezza, trasparenza e condivisione nelle scelte che riguardano il futuro di S. Artemio. La Lega deve capire che le chiacchiere si fanno al bar, mentre quando si parla del destino di un bene pubblico, pagato con soldi dei cittadini, serve la serietà di un confronto istituzionale.

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