Futuro Nazionale si presenta come il movimento degli esclusi e degli outsider. Ma a guardare chi sta salendo sul carro di Roberto Vannacci si scopre una compagnia tutt’altro che inesperta: ex leghisti, ex meloniani, ex berlusconiani, consiglieri regionali e parlamentari in cerca di una nuova casa. Più che una rivoluzione, sembra una migrazione politica
ITALIA. Roberto Vannacci li chiama “figli di nessuno”. Una definizione efficace, bisogna riconoscerlo, perché evoca immediatamente l’idea di una banda di uomini liberi, senza padrini, senza padrone e soprattutto senza passato.
Peccato che, quando si smette di ascoltare gli slogan e si cominciano a guardare i nomi, la faccenda diventi parecchio meno romantica.
Perché Futuro Nazionale, il partito costruito attorno alla figura dell’ex generale, non sembra affatto popolato soltanto da cittadini comuni improvvisamente folgorati sulla via della politica. Al contrario: nelle sue file stanno entrando parecchi personaggi che la politica la frequentano da anni, alcuni da decenni.
Altro che figli di nessuno. Qui, semmai, ci sono parecchi figli di una politica che conoscono benissimo.
Il quadro emerge dall’analisi della classe dirigente e dei nuovi ingressi nel partito. La provenienza principale è quella della Lega, ma non mancano ex esponenti di Forza Italia, Fratelli d’Italia e del variegato mondo civico del centrodestra.
La domanda sorge spontanea: Vannacci sta davvero costruendo qualcosa di nuovo oppure sta semplicemente raccogliendo i transfughi di una vecchia politica?
Il nuovo che avanza con curriculum molto vecchi
La questione non è stabilire se queste persone siano capaci oppure no. Il punto è un altro.
Non si può vendere come rivoluzione dal basso ciò che, almeno in buona parte, è una riorganizzazione dall’alto di personale politico già sperimentato.
È perfettamente legittimo cambiare partito. La politica è fatta anche di questo. Si cambia idea, si cambia squadra, si cambia leader. Talvolta si cambia soprattutto perché nella squadra precedente non si trova più posto.
Ma allora bisogna avere il coraggio di dirlo.
Futuro Nazionale sembra infatti attrarre molti amministratori e politici locali che hanno visto restringersi le proprie prospettive nei partiti di provenienza e cercano una nuova possibilità. In Puglia, Calabria, Abruzzo e Campania il fenomeno appare particolarmente evidente.
In politica una nuova possibilità può essere una questione di convinzione. Ma anche di sopravvivenza elettorale.
La vera scommessa di Vannacci
La strategia, dunque, appare abbastanza chiara.
Vannacci porta il nome, la notorietà, la capacità comunicativa e una quota di consenso personale.
Gli altri portano ciò che a un partito appena nato serve: strutture, relazioni, esperienza amministrativa, conoscenza del territorio e voti.
È una scelta pragmatica. Probabilmente anche inevitabile.
Perché fondare un partito è facile. Riempire una sala è facile. Fare un video che diventa virale è facile.
Vincere le elezioni, invece, è un altro mestiere. Per vincere servono persone che sappiano prendere voti.
È proprio qui che cade la retorica dei “figli di nessuno”.
La realtà raccontata dai nomi è molto più prosaica: Vannacci non sta costruendo un partito di politici senza passato. Sta costruendo un partito utilizzando politici con un passato, spesso lungo, che hanno deciso di scommettere sul suo futuro.
Che poi questa operazione diventi una rivoluzione o soltanto l’ennesimo trasloco della politica italiana, lo diranno gli elettori.
Per ora una cosa è certa: nel partito del nuovo che avanza, il passato ha già fatto parecchia strada.
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